5/02/2012
Buon pomeriggio amici ed internauti tutti .
Anche oggi il tempo sembra non migliorare anzi ci da di brutto , comunque cerchiamo di adeuguarci .
Oggi e domenica giorno dedicato al Signore , anche se a dire la verita non gli dovremmo riservare solo la domenica, ma ogni nostro giorno su questa terra .
Che anche oggi la benedizione dell' Onnipotente scenda su tutti noi e sopratutto sui malati .
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
Gesù passa tra noi e ci guarisce. Ci ha rigenerati e guariti con la grazia del battesimo e ci rinnova ogni giorno con la sua misericordia.
Siamo dei salvati, ma lo siamo per essere segno del Cristo presso i nostri fratelli e le nostre sorelle.
La suocera di Pietro dà ad ognuno di noi l’esempio di chi, guarito dal Cristo, sceglie di servire.
Le folle cercano Gesù attirate da ciò che egli dice e dai segni che opera. È la carità che le richiama e la carità è certamente il segno più luminoso e distintivo di ogni comunità cristiana.
Ma per essere davvero testimoni e annunciatori del Cristo occorre ancorare la propria vita nella preghiera e nella contemplazione: Gesù si ritira a pregare solo in un luogo deserto e indica la strada maestra che dobbiamo seguire se vogliamo essere suoi veri discepoli.
Antifona d'ingresso
Venite, adoriamo il Signore,
prostrati davanti a lui che ci ha fatti;
egli è il Signore nostro Dio. (Sal 95,6-7)
Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Dio, che nel tuo amore di Padre
ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini
e li unisci alla Pasqua del tuo Figlio,
rendici puri e forti nelle prove,
perché sull’esempio di Cristo
impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore,
illuminati dalla speranza che ci salva.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
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Prima lettura
Gb 7,1-4.6-7
Notti di affanno mi sono state assegnate.
Dal libro di Giobbe
Giobbe parlò e disse:
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».
Parola di Dio
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Salmo responsoriale
Sal 146
Risanaci, Signore, Dio della vita.
È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.
Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.
Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.
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Seconda lettura
1Cor 9,16-19.22-23
Guai a me se non annuncio il Vangelo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 8,17)
Alleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.
Alleluia.
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Vangelo
Mc 1,29-39
Guarì molti che erano affetti da varie malattie.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, presentiamo a Dio le sofferenze dell'umanità intera. La nostra comunità si renda interprete del grido che si innalza da ogni parte della terra e chiede salvezza e sollievo per ogni uomo che è nel dolore.
Preghiamo insieme e diciamo: Guarisci il nostro cuore, o Signore!
1. Per la Chiesa di Dio: sappia denunciare con coraggio le violenze e le situazioni di sofferenza dell'umanità, ed essere segno di speranza per tutti gli innocenti e le vittime del male, preghiamo.
2. Per coloro che per professione o per scelta di volontariato sono vicini a chi soffre: facciano loro lo stile di vicinanza e solidarietà del Signore Gesù, preghiamo.
3. Per tutti gli uomini, e per gli organismi internazionali: si trovino concordi nel combattere con ogni mezzo le cause profonde della povertà, delle violenze, degli odi e delle discriminazioni, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana: sia disponibile a sostenere le fatiche e i dolori degli anziani e dei malati, con una vicinanza sia spirituale che materiale, preghiamo.
Signore, tu ti sei fatto uomo e hai preso su di te le nostre infermità. Sii il nostro sostegno e la nostra forza nel momento del dolore e rendici sensibili alle sofferenze di tanti nostri fratelli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Preghiera sulle offerte
Il pane e il vino che hai creato, Signore,
a sostegno della nostra debolezza,
diventino per noi sacramento di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona di comunione
Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi verso i figli degli uomini;
egli sazia il desiderio dell’assetato
e ricolma di beni l’affamato. (Sal 107,8-9)
Oppure:
Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. (Mt 5,5-6)
Oppure:
Gli portavano i malati e Gesù li guariva. (cf. Mc 1,34)
Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.
Omelia (05-02-2012)
don Maurizio Prandi
Liberi per servire
La liturgia della Parola di Dio che abbiamo ascoltato apparentemente segna una discontinuità con quanto domenica scorsa abbiamo sottolineato. In realtà non è così e il libro di Giobbe è la prima traccia importante: abbiamo ascoltato una parola umana, fortemente umana. Una parola senza un filo di speranza (C. Doglio) anche se, visto che è diretta a Dio, la speranza che ci sia qualcuno che ascolti c'è.
Il libro di Giobbe sviluppa un tema fondamentale, quello della relazione con Dio, lo stesso che abbiamo introdotto domenica scorsa: non la malattia, ma la relazione con Dio è al centro del libro di Giobbe, che, colpito negli interessi, negli affetti e nel fisico, chiede a Dio il perché di tutto quello che gli capita! Giobbe ricerca il senso della vita nella relazione con Dio. Ricordo che il professore di Sacra Scrittura ci disse proprio questo: l'autore del libro di Giobbe è prima di tutto un teologo, vuole fare un discorso su Dio; è un uomo profondamente e concretamente religioso, con esperienze interiori forti, determinate, e queste esperienze cerca di trasmettere ai lettori. E' molto colto, sa tantissime cose, ma non scrive per fare sfoggio della sua cultura, semplicemente cerca di far partecipe il lettore di un cammino di fede. Se volete, possiamo riassumere così l'insegnamento che ci viene da questo libro della Bibbia così importante: è necessario passare da una conoscenza di Dio "per sentito dire", ad una esperienza personale, ad una relazione personale. Prima ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono dice Giobbe verso la fine del libro; ma che cosa vuol dire? Vedere Dio per l'autore del libro significa incontrarlo personalmente, creare una relazione da persona a persona e tutto questo è molto ma molto diverso dall'avere semplicemente tante nozioni su Dio. Dunque l'invito alla relazione, al rapporto personale, ancora una volta.
Gesù è la risposta di Dio alla domanda dell'uomo, al desiderio di relazione dell'uomo. Una risposta che mi persuade perché è una risposta "difficile", che non risolve con un colpo di bacchetta magica, che cambia la malattia in salute rimediando a tutti i problemi, no. E' una risposta che chiede di fare un percorso perché la risposta di Dio è una risposta di condivisione del cammino dell'uomo: Gesù entra come medico ma accetta la Croce (C. Doglio). Credo che il miracolo raccontato nel brano di vangelo di oggi ci dica tutto questo: il miracolo non è qualcosa di fine a se stesso, ma apre al cammino del servizio, della disponibilità: la febbre la lasciò ed ella li serviva.
I primi versetti del brano di oggi li trovo impregnati dal desiderio di relazione che Dio ha in Gesù, un desiderio urgente, infatti il termine "subito" è ripetuto due volte nel giro di pochissimo. Dalla sinagoga si spostano nella casa, un luogo dove l'intimità, lo stare insieme è sicuramente favorito e anche lo specificare i nomi (Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni?) rimanda alla relazione personale, al chiamare "per nome" appunto. Ma non solo? subito parlano a Gesù della suocera di Simone, di una persona malata, che necessita il suo aiuto: è una forma di preghiera, una preghiera di intercessione e importantissimo per me sempre è quel prendere per mano quel toccare, che è un sintomo di accoglienza, di vicinanza, di amore. Ecco che per Gesù la relazione implica il contatto, la fisicità. Non esiste una relazione "distaccata". Anche simbolicamente questo miracolo è molto importante perché introduce il tema della risurrezione: il verbo tradotto con "era a letto" in realtà bisognerebbe tradurlo con giaceva (un verbo che dice la staticità, l'immobilità, il blocco, la "morte") e quel verbo la sollevò, che nel corso del vangelo di Marco assumerà un importanza sempre più grande fino a significare la risurrezione di Gesù.
Dicevo prima che il miracolo è per il servizio; aggiungo qualcosa che leggevo in un commentario e che mi è piaciuto molto: il verbo servire (diakoneo) è lo stesso che esprimerà il servizio del dare la vita da parte di Gesù. Questo, che per tanti è il primo miracolo di Gesù nel vangelo di Marco, ci dice che questa donna, della quale poi non si parlerà più, da subito è entrata nella logica che guida la vita e le scelte di Gesù: il dono della vita! L'incontro, la relazione avviene così: Dio in Gesù ci visita, guarisce la nostra vita e ci rende "liberi per servire". Non è per essere acclamato che Gesù fa un miracolo, non è per essere riconosciuto come Dio: è perché l'uomo non resti chiuso ma si apra ai fratelli in una relazione gratuita e continuata (il verbo è all'imperfetto) di servizio.
Gesù si trova di fronte una strana assemblea; mi piace che Marco voglia dare questo taglio liturgico proprio con il verbo "riunire". Sottolineo qui, con l'aiuto di un commento ascoltato da don Giovanni Nicolini, alcune cose che mi paiono belle: l'evangelista specifica che siamo di sera, il sabato è terminato e l'impedimento "legalistico" ad andare da Gesù non c'è più; la circostanza della sera e della notte serve ad accentuare la percezione di una storia ferita, affaticata e bisognosa di una luce nuova. E' molto bello anche il fatto che Marco specifichi che vengono portati al Signore "tutti i malati e gli indemoniati", e che più avanti si dica che "tutta la città era riunita davanti alla porta", come dire che il male è presente in ogni persona, e tutti hanno bisogno di essere salvati! Ripeto ancora l'importanza del termine che dice "l'essere riuniti", perché è un termine liturgico per descrivere l'assemblea che, convocata intorno a Gesù è visitata dal suo potere di bene. Godiamo infine di un ultimo particolare: quello della porta che credo molto significativo, dice qualcosa di più che la semplice porta di casa del Signore, ma ci indica forse Lui stesso come "porta" della salvezza di tutti noi.
domenica 5 febbraio 2012
sabato 4 febbraio 2012
Buona Giornata
Oggi 4/02/2012
Buongiorno e buon Sabato amici internauti , che anche oggi la benedizione di Dio sia su tutti noi .
Anche oggi e una giornata freddina , speriamo perlomeno che non nevichi anche oggi .
04 febbraio 2012
Il Santo del giorno
Santa Giovanna di Valois Regina di Francia, religiosa
Pensierino biblico
Un pensierino sapienziale tratto a caso dalla bibbia CEI
Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. (1Tes 5, 14)
Buongiorno e buon Sabato amici internauti , che anche oggi la benedizione di Dio sia su tutti noi .
Anche oggi e una giornata freddina , speriamo perlomeno che non nevichi anche oggi .
04 febbraio 2012
Il Santo del giorno
Santa Giovanna di Valois Regina di Francia, religiosa
Pensierino biblico
Un pensierino sapienziale tratto a caso dalla bibbia CEI
Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. (1Tes 5, 14)
venerdì 3 febbraio 2012
Buon pomeriggio .
oggi : 3/02/2012/
Buon pomeriggio a tutti gli internauti .
E un po che non passo di qua , ma quest'anno cercherò di essere più presente sul mio blog .
Innanzi tutto lodiamo Il Signore per questa giornata anche se ce la neve e non dimentichiamoci mai che Dio e Amore e che lui non ci abbandona mai , quindi nelle difficoltà e nei problemi di ogni giorno andiamo davanti alla croce hai piedi di Gesù .
Noi uomini purtroppo abbiamo il vizio di dimenticare infretta , e di non ricordarci di ciò che altre volte Dio e intervenuto per noi e ci a soccorsi , perche se lo terremmo bene in mente nell'ora della prova invece di scioglierci come neve al sole , saremmo più forti e rinvigoriti nella fede e nessun ostacolo sarebbe troppo grande da superare .
Ricordiamoci siamo forti e portiamo in alto il Nome del nostro Dio e di suo figlio Gesù , facciamo vedere a tutti che non solo i figli delle tenebre lavorano compatti , ma che anche noi figli della luce siamo uniti e compatti nella fede in Gesù .
Certo questa maledetta crisi la sentiamo tutti e so per certo che gli anni che verranno saranno ancora più duri , ma se avremmo fede e resteremo tutti aggrappati a Gesù ce la faremo .
Un grande abbraccio a tutti e che Dio ci benedica tutti .
Pierpaolo .
Buon pomeriggio a tutti gli internauti .
E un po che non passo di qua , ma quest'anno cercherò di essere più presente sul mio blog .
Innanzi tutto lodiamo Il Signore per questa giornata anche se ce la neve e non dimentichiamoci mai che Dio e Amore e che lui non ci abbandona mai , quindi nelle difficoltà e nei problemi di ogni giorno andiamo davanti alla croce hai piedi di Gesù .
Noi uomini purtroppo abbiamo il vizio di dimenticare infretta , e di non ricordarci di ciò che altre volte Dio e intervenuto per noi e ci a soccorsi , perche se lo terremmo bene in mente nell'ora della prova invece di scioglierci come neve al sole , saremmo più forti e rinvigoriti nella fede e nessun ostacolo sarebbe troppo grande da superare .
Ricordiamoci siamo forti e portiamo in alto il Nome del nostro Dio e di suo figlio Gesù , facciamo vedere a tutti che non solo i figli delle tenebre lavorano compatti , ma che anche noi figli della luce siamo uniti e compatti nella fede in Gesù .
Certo questa maledetta crisi la sentiamo tutti e so per certo che gli anni che verranno saranno ancora più duri , ma se avremmo fede e resteremo tutti aggrappati a Gesù ce la faremo .
Un grande abbraccio a tutti e che Dio ci benedica tutti .
Pierpaolo .
domenica 4 settembre 2011
Storia: Giorgio Perlasca
L’infanzia e la giovinezza
Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Dopo qualche mese, per motivi di lavoro del padre Carlo, la famiglia si trasferisce a Maserà in provincia di Padova.
Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo, in particolar modo alla versione dannunziana e nazionalista. Tanto che per sostenere le idee di D’Annunzio litiga pesantemente con un suo professore che aveva condannato l’impresa di Fiume, e per questo motivo è espulso per un anno da tutte le scuole del Regno.
Gli anni Trenta
Coerentemente con le sue idee, parte come volontario prima per l’Africa Orientale e poi per la Spagna, dove combatte in un reggimento di artiglieria al fianco del generale Franco.
Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l’alleanza con la Germania contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette perciò di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista.
Gli anni di Budapest
Scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato come incaricato d’affari con lo status di diplomatico nei paesi dell’Est per comprare carne per l’Esercito italiano.
L’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) lo coglie a Budapest: sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici.
Quando i tedeschi prendono il potere (metà ottobre 1944) affidano il governo alle Croci Frecciate, i nazisti ungheresi, che iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le deportazioni verso i cittadini di religione ebraica.
Si prospetta il trasferimento degli internati diplomatici in Germania. Approfittando di un permesso a Budapest per visita medica Perlasca fugge.
Si nasconde prima presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola, e in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con Sanz Briz, l'Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.
A fine novembre Sanz Briz deve lasciare Budapest e l’Ungheria per non riconoscere de jure il governo filo nazista di Szalasi che chiede lo spostamento della sede diplomatica da Budapest a Sopron, vicino al confine con l’Austria.
Il giorno dopo, il Ministero degli Interni ordina di sgomberare le case protette perché é venuto a conoscenza della partenza di Sanz Briz.
È qui che Giorgio Perlasca prende la sua decisione: “Sospendete tutto! State sbagliando! Sanz Briz si è recato a Berna per comunicare più facilmente con Madrid. La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza”.
E’ creduto e le operazioni di rastrellamento vengono sospese.
Il giorno dopo su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.
Dicembre 1944 – Gennaio 1945: i 45 giorni di Jorge Perlasca
Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l’Ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile “impostura” che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio.
Li tutela dalle incursioni delle Croci Frecciate, si reca con Raoul Wallenberg, l’incaricato personale del Re di Svezia, alla stazione per cercare di recuperare i protetti, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorità tedesche di occupazione, rilascia salvacondotti che recitano “parenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile, Lei resterà qui sotto la protezione del governo spagnolo”.
Li rilascia utilizzando una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita (di antica origine spagnola, cacciati alcune centinaia di anni addietro dalla Regina Isabella la Cattolica) sparsi nel mondo.
La legge Rivera è dunque la base legale dell’intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.
La Shoah in Ungheria
Sino alla Prima Guerra Mondiale gli ebrei si sentivano ed erano pienamente integrati (nel 1910 erano 911.227 il 4,3% della popolazione della Grande Ungheria) con un volontario processo di "magiarizzazione" in tutti i campi. Questa fedeltà alla nazione e fervente patriottismo ottenne in cambio un'attenzione particolare nel reprimere ogni atteggiamento antisemita. Questo rapporto di amicizia con il popolo ungherese iniziò ad incrinarsi subito dopo la sconfitta del 1918. L'Ungheria con il Trattato di Trianon dovette cedere oltre i due terzi del suo territorio e circa 14 milioni di abitanti. In tale atmosfera maturarono una serie di movimenti ultranazionalistici il cui scopo principale fu quello di trovare un colpevole a cui attribuire le responsabilità di tale situazione. Il capro espiatorio fu trovato negli Ebrei. Venne introdotto nel 1920 il "Numerus clausus", stabilendo che la percentuale degli ebrei ammessi a frequentare le scuole superiori e le università non potesse superare il 6% del totale degli iscritti. Negli anni '30 vi fu un sostanziale avvicinamento con la Germania nazista e nel triennio 1938-41 furono promulgate tre leggi razziali sul modello delle leggi di Norimberga. La politica verso gli Ebrei si caratterizzò da accelerazioni e rallentamenti determinati innanzitutto dagli interessi della politica ungherese che li usava come merce di scambio per ottenere "favori" da Hitler. L'Ungheria, dopo aver recuperato la quasi totalità dei territori perduti con il Trattato di Trianon, esauriva il desiderio di collaborare pienamente con i Tedeschi e di fare alla Germania ulteriori concessioni sulla "questione ebraica". Ma quando nel giugno 1941 l'Ungheria entrò in guerra alleata alla Germania, le condizioni degli Ebrei peggiorarono notevolmente. I cittadini ebrei dai 22 anni in avanti dovettero prestare servizio nei "Battaglioni di lavoro" in abiti civili e un collare al braccio che li identificasse come ebrei. Peggiorando le sorti della guerra, l'Ungheria tentò di riprendersi una autonomia consumando la rottura totale nel settembre 1943 quando riconobbe la legittimità del governo italiano di Badoglio ma soprattutto quando prese posizione in difesa degli Ebrei. A quel punto l'unica soluzione valida per la Germania fu quella di rovesciare il governo ungherese e l'operazione "Margarethe I" fu il nome in codice scelto per l'occupazione del Paese (12 marzo 1944) e il 22 venne nominato un governo gradito ai Tedeschi. In quei giorni Eichmann e i suoi più fidati collaboratori arrivarono in Ungheria e il 28 aprile partirono i primi convogli: in meno di tre mesi Eichmann riuscì a deportare oltre 300.000 persone verso i campi di sterminio. Il 6 giugno lo sbarco in Normandia degli Alleati apriva un nuovo fronte di guerra: Horthy, il Reggente, sempre più preoccupato chiese il ritiro delle truppe tedesche senza risultato. Il 28 agosto l'Armata rossa raggiungeva la Transilvania minacciando direttamente l'Ungheria. Horthy tentò di trattare una pace separata. L'11 ottobre accettava le condizioni imposte dai Russi e il 15 annunciò l'armistizio alla radio. I nazisti ungheresi, le croci frecciate, spalleggiati dai tedeschi, occuparono la sede della radio annunciando che Horthy era stato deposto incitando la popolazione ungherese a continuare la lotta a fianco dei Tedeschi. A Budapest si trovavano tra i 150.000 e i 160.000 Ebrei ed altrettanti sopravvivevano ancora nel resto dell'Ungheria utilizzati nei "Battaglioni di lavoro". Il 17 Eichmann tornava a Budapest per riprendere l'opera lasciata interrotta pochi mesi prima. Il 21 squadre di nylas iniziavano a rastrellare casa per casa gli Ebrei di Budapest. Molti vennero impegnati in lavori disumani in città, altri organizzati in 70 "Battaglioni di lavoro" e mandati in Germania, a piedi, oltre 200 chilometri in 7 giorni, al freddo e senza cibo. Chi non resisteva veniva ucciso. Altri inviati nei campi di sterminio, altri uccisi e gettati nel Danubio, altri concentrati nel Ghetto a morire di stenti. Alla liberazione dei 786.555 ebrei ungheresi (censimento del 1941) solo 200.000 sopravvissero
Il ritorno a casa
Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia.
Da eroe solitario diventa un “uomo qualunque”: conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.
Gli anni Ottanta: la scoperta di un uomo Giusto
Grazie ad alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, che attraverso il giornale della comunità ebraica di Budapest ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate, la vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio.
Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto. Non certo per protagonismo, ma proprio perché ritiene necessario rivolgersi alle giovani generazioni affinché tali follie non abbiano mai più a ripetersi.
Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un’unica frase: “Giusto tra le Nazioni”, in ebraico.
(Prese dal Sito Giorgioperlasca.it)
Liturgia di oggi
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Colore Liturgico Verde
Antifona
Tu sei giusto, Signore,
e sono retti i tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 119,137.124)
Colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo,
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l'eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Padre, che ascolti quanti si accordano
nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio,
donaci un cuore e uno spirito nuovo,
perché ci rendiamo sensibili
alla sorte di ogni fratello
secondo il comandamento dell'amore,
compendio di tutta la legge.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Prima Lettura Ez 33,1.7-9
Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
Dal libro del profeta Ezechièle
Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: Malvagio, tu morirai, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
Salmo Sal 94
Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
Seconda Lettura Rm 13,8-10
Pienezza della Legge è la carità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole; perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.
Vangelo Mt 18,15-20
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Preghiera sulle offerte
O Dio, sorgente della vera pietà e della pace,
salga a te nella celebrazione di questo mistero
la giusta adorazione per la tua grandezza
e si rafforzi la fedeltà e la concordia dei tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Come il cervo anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio:
l'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.(Sal 42,2-3)
Oppure:
Io sono la luce del mondo, dice il Signore,
chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.(Gv 8,12)
Oppure:
Se tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo;
se ti ascolta avrai guadagnato tuo fratello. (Mt 18,15)
Preghiera dopo la comunione
O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli
alla mensa della parola e del pane di vita,
per questi doni del tuo Figlio
aiutaci a progredire costantemente nella fede,
per divenire partecipi della sua vita immortale.
Per Cristo nostro Signore.
COMMENTO Movimento Apostolico - rito romano
Sia per te come il pagano e il pubblicano
Correggere il fratello che pecca contro il Signore è somma carità. Lasciarsi correggere, accogliere la correzione è saggezza, intelligenza, acume spirituale. La comunità dei discepoli del Signore nella quale non si vive di questa carità ed intelligenza, di sicuro si incamminerà per sentieri impraticabili di errori e di peccato.
Cosa sono tutte le Lettere di San Paolo, San Pietro, Giacomo, Giovanni, Giuda, la stessa Apocalisse se non una vibrante correzione nella verità e nei costumi di quanti erano divenuti discepoli del Signore e si erano allontanati dalla retta verità e dalla sana moralità? Una comunità cristiana può crescere sana se la correzione è fatta con sapienza, carità, grande prudenza, intelligenza nello Spirito Santo. Se la correzione è omessa, che non si speri alcun frutto dalla comunità.
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Gesù vuole che vi sia la più grande carità verso il fratello che ha peccato. Divulgare il peccato del fratello, oltre che grave colpa da parte nostra nei suoi confronti, è anche gettare discredito e scandalo. Chi divulga il peccato è come se lo moltiplicasse. La diffusione del peccato è vera opera diabolica. Per questo è necessario che la correzione avvenga sempre nel silenzio, nella discrezione, nella segretezza. Se colui che ha peccato non vuole ammettere il suo errore, allora è giusto che lo si corregga dinanzi a due testimoni, anche essi saggi, accorti, prudenti, discreti, pieni di carità e avvolti da santità. Un testimone stolto, empio, insipido, acido, potrebbe diffonde la cosa e arrecare molto danno. Se ancora l'altro persevera nel suo errore, allora è giusto che si faccia intervenire la comunità perché pubblicamente discerna per lui ciò che è bene e ciò che è male. Se si rifiuta di ascoltare, lo si consideri un non discepolo di Gesù.
Colore Liturgico Verde
Antifona
Tu sei giusto, Signore,
e sono retti i tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 119,137.124)
Colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo,
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l'eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Padre, che ascolti quanti si accordano
nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio,
donaci un cuore e uno spirito nuovo,
perché ci rendiamo sensibili
alla sorte di ogni fratello
secondo il comandamento dell'amore,
compendio di tutta la legge.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Prima Lettura Ez 33,1.7-9
Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
Dal libro del profeta Ezechièle
Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: Malvagio, tu morirai, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
Salmo Sal 94
Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
Seconda Lettura Rm 13,8-10
Pienezza della Legge è la carità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole; perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.
Vangelo Mt 18,15-20
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Preghiera sulle offerte
O Dio, sorgente della vera pietà e della pace,
salga a te nella celebrazione di questo mistero
la giusta adorazione per la tua grandezza
e si rafforzi la fedeltà e la concordia dei tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Come il cervo anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio:
l'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.(Sal 42,2-3)
Oppure:
Io sono la luce del mondo, dice il Signore,
chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.(Gv 8,12)
Oppure:
Se tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo;
se ti ascolta avrai guadagnato tuo fratello. (Mt 18,15)
Preghiera dopo la comunione
O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli
alla mensa della parola e del pane di vita,
per questi doni del tuo Figlio
aiutaci a progredire costantemente nella fede,
per divenire partecipi della sua vita immortale.
Per Cristo nostro Signore.
COMMENTO Movimento Apostolico - rito romano
Sia per te come il pagano e il pubblicano
Correggere il fratello che pecca contro il Signore è somma carità. Lasciarsi correggere, accogliere la correzione è saggezza, intelligenza, acume spirituale. La comunità dei discepoli del Signore nella quale non si vive di questa carità ed intelligenza, di sicuro si incamminerà per sentieri impraticabili di errori e di peccato.
Cosa sono tutte le Lettere di San Paolo, San Pietro, Giacomo, Giovanni, Giuda, la stessa Apocalisse se non una vibrante correzione nella verità e nei costumi di quanti erano divenuti discepoli del Signore e si erano allontanati dalla retta verità e dalla sana moralità? Una comunità cristiana può crescere sana se la correzione è fatta con sapienza, carità, grande prudenza, intelligenza nello Spirito Santo. Se la correzione è omessa, che non si speri alcun frutto dalla comunità.
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Gesù vuole che vi sia la più grande carità verso il fratello che ha peccato. Divulgare il peccato del fratello, oltre che grave colpa da parte nostra nei suoi confronti, è anche gettare discredito e scandalo. Chi divulga il peccato è come se lo moltiplicasse. La diffusione del peccato è vera opera diabolica. Per questo è necessario che la correzione avvenga sempre nel silenzio, nella discrezione, nella segretezza. Se colui che ha peccato non vuole ammettere il suo errore, allora è giusto che lo si corregga dinanzi a due testimoni, anche essi saggi, accorti, prudenti, discreti, pieni di carità e avvolti da santità. Un testimone stolto, empio, insipido, acido, potrebbe diffonde la cosa e arrecare molto danno. Se ancora l'altro persevera nel suo errore, allora è giusto che si faccia intervenire la comunità perché pubblicamente discerna per lui ciò che è bene e ciò che è male. Se si rifiuta di ascoltare, lo si consideri un non discepolo di Gesù.
sabato 3 settembre 2011
Il pane della fratellanza
Il pane della fratellanza
(fonte non specificata)
Si racconta di una anziana contadina, di nome Giulia, che viveva in una fattoria con i suoi tre figli, Roberto, Michele e Francesco. Il marito le era morto durante la guerra. I tre figli, di cuore buono, erano però sempre pronti a litigare. Si volevano bene ma, bastava una parola in più ed erano litigi senza fine. A quel punto interveniva Mamma Giulia e ben presto i figli ritrovavano pace.
La mamma divento vecchia, allora i figli si preoccuparono: "Mamma, cerca di star sempre bene e di non morire, perché quando litighiamo chi rimetterà la pace fra noi?". "Ma io dovrò pur morire prima o poi", rispose la mamma. "Allora, chiesero i figli inventa qualcosa perché quando tu non ci sarai più noi potremo rifare pace e volerci bene".
Mamma Giulia pensò a lungo alla cosa e un giorno prese un foglio, vi scrisse come dovevano essere divisi i campi fra i tre figli e aggiunse alcune raccomandazioni perché andassero sempre d'accordo. La mamma un giorno si ammalò gravemente e dal suo letto chiamò i figli, consegnò loro il suo testamento, poi prese un pane, ne fece tre parti, ne diede una a ciascuno e raccomandò: "Mangiate e cercate di volervi bene". I figli, commossi, mangiarono il pane della mamma, bagnandolo con le loro lacrime. Di lì a pochi giorni Giulia morì.
Roberto, Michele e Francesco si divisero serenamente i campi e ognuno si mise a lavorare il suo. Ma un giorno Roberto e Michele scoprirono che il confine fra i loro campi non era chiaro. Ben presto si misero a litigare. Stavano per fare a botte, quando arrivò Francesco. Egli si mise in mezzo a loro: "Non ricordate la mamma? Perché non facciamo come quel giorno che ci ha chiamati al suo capezzale?". Presero un pane, ne fecero tre parti, ne presero una per ciascuno e si misero a mangiare. Mentre mangiavano nella mente di Roberto e Michele si riaccese l'immagine della mamma; il suo volto e le sue parole scendevano nel loro cuore come una medicina.
Scoppiarono in un pianto dirotto e fecero pace.
La pace non durava molto, perché occasioni di litigio ne incontravano spesso. Però avevano imparato la soluzione: ogni volta che si creava un'occasione per litigare, i tre fratelli si sedevano attorno ad un tavolo, prendevano un pane, lo mangiavano insieme; ben presto scompariva la rabbia e tornava la pace.
venerdì 2 settembre 2011
MEDJUGORJE - messaggio del 2 Settembre 2011
Cari figli, io con tutto il cuore e con l’anima piena di fede e di amore verso il Padre Celeste vi ho donato e vi dò nuovamente mio Figlio.
Mio Figlio ha fatto conoscere a voi, popolo di tutto il mondo, l’unico vero Dio ed il Suo Amore.
Vi ha condotto sulla strada della verità e vi ha reso fratelli e sorelle.
Perciò, figli miei, non vagate inutilmente, non chiudete il cuore di fronte a questa verità, speranza ed amore.
Tutto attorno a voi è passeggero e tutto crolla, solo la gloria di Dio rimane.
Perciò rinunciate a tutto ciò che vi allontana dal Signore.
Adorate solo Lui perché Egli è l’unico vero Dio.
Io sono con voi e rimarrò accanto a voi.
Prego in modo particolare per i pastori affinché siano degni rappresentanti di mio Figlio ed affinché vi conducano con amore sulla strada della verità.
Vi ringrazio!
Mio Figlio ha fatto conoscere a voi, popolo di tutto il mondo, l’unico vero Dio ed il Suo Amore.
Vi ha condotto sulla strada della verità e vi ha reso fratelli e sorelle.
Perciò, figli miei, non vagate inutilmente, non chiudete il cuore di fronte a questa verità, speranza ed amore.
Tutto attorno a voi è passeggero e tutto crolla, solo la gloria di Dio rimane.
Perciò rinunciate a tutto ciò che vi allontana dal Signore.
Adorate solo Lui perché Egli è l’unico vero Dio.
Io sono con voi e rimarrò accanto a voi.
Prego in modo particolare per i pastori affinché siano degni rappresentanti di mio Figlio ed affinché vi conducano con amore sulla strada della verità.
Vi ringrazio!
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