VELINA O BURQUA SONO LA STESSA COSA?
Nella nostra cosiddetta cultura "occidentale" serpeggia, non sempre nascosta, una certa aria di superiorità, quasi che le mete raggiunte dalla nostra "fantastica" capacità di creare libertà e benessere fossero la garanzia stessa del successo nella vita.
Noi occidentali sappiamo come vivere, gli altri no.
Questo è il presupposto assodato quando andiamo, mitra in pugno, a "insegnare la democrazia" agli altri popoli.
Per quanto riguarda le donne, il fatto che noi abbiamo messo il velo in naftalina qualche secolo fa ci fa sembrare, agli occhi del mondo, come la parte di umanità che "ha capito come stanno le cose".
Questo è indubbiamente vero se le cose stessero davvero così.
Purtroppo le cronache di tutti i giorni smentiscono questi risultati.
Il burqua delle donne occidentali è solo diventato invisibile, ma non è scomparso.
Che cosa è, quindi, questo mostruoso concetto di fare di un abito una prigione? Non è altro che il risultato aberrante che la parte maschile di una metà del mondo ha voluto imporre alle proprie donne per coprire non tanto il corpo delle donne stesse, ma ciò che quel corpo, se fosse reso manifesto, avrebbe creato nelle loro povere menti obnubilate dal testosterone.
In altre parole, l'uomo orientale nasconde il corpo delle proprie donne non solo a se stesso, ma soprattutto a tutti gli altri uomini.
Che fa invece l'uomo occidentale? Esattamente il contrario : denuda la donna per farne un oggetto di piacere di celluloide, senza anima e senza cervello, in modo da non averne paura, esattamente come fa l'uomo orientale.
La motivazione, quindi, è la stessa in entrambi i modelli.
Stupefacente, no?
Il corpo nudo delle donne occidentali ha, quindi, la stessa identica valenza del mostro di stoffa nera imposta alle donne orientali.
Sono entrambi solo l'espressione femminile voluta e scelta dalla cultura maschile dominante di quell'area del pianeta.
In entrambi i casi, la donna, come essere umano, viene annullata. Non esiste né sotto i drappi mortuari dell'Afghanistan, né sotto le paillettes dei costumini usati a canale 5 italiani.
Per non parlare poi, delle bambine.
Gli arabi si vantano che, nelle loro società, non esista il fenomeno della pedofilia. Niente di più errato. Il fenomeno è reso solo legale sotto la scusa di matrimoni assurdi tra bimbe di 10 o 12 anni e vecchi di oltre cinquanta. Tutto perfettamente legale secondo i loro costumi, ma di che cosa si tratta se non di pedofilia legalizzata?
Per quanto riguarda la cultura maschilista occidentale, ecco invece, apparire le baby-prostitute che ammiccano a tre o quattro anni, sotto una parrucca biondo platino, con il reggiseno imbottito e la minigonna sgargiante. Sono gli show più seguiti d'America, in cui le mamme e padri stessi di questi piccoli "mostri" si sentono orgogliosissimi della loro piccola bambolina sexy.
Che pensare di tutto ciò? Davvero sconcertante.
La riflessione che sgorga spontanea è solo una: non importa a quale latitudine o longitudine una donna si trovi, essa sarà sempre manipolata a piacere del maschio della cultura di riferimento.
Tutto questo sarà sempre così a meno che qualche donna adulta e consapevole cominci a svegliarsi e a creare rapporti diversi con i maschi che incontra.
Maschi e femmine dovrebbero ribellarsi a questi legacci possenti che imbrigliano l'anima di entrambi e che impediscono ad entrambi l'accesso alla felicità.
Un mondo migliore è possibile solo se si trasformano i pensieri che pensano il mondo. Quando penseremo da esseri umani e non solo da uomini o da donne?
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