Giovanni Paolo II
domenica 25 agosto 2013
Citazione spirituale del giorno
giovedì 22 agosto 2013
Citazione spirituale del gioprno
Immanuel Kant
sabato 17 agosto 2013
Citazione spirituale del giorno
Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta
20ª DOMENICA DEL TEMPO
ORDINARIO
Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta
Domenica 18 agosto
2013 – Anno C
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 12,49,53
In
quel tempo, Gesù
disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e
quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale
sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate
che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico,
ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone,
saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre
contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro
madre, suocera contro nuora e nuora contro
suocera».
Corrispondenza
nell’”Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta
Volume 4 Capitolo
276
10
settembre 1945.
Gesù
benedice e si
ritira in un folto di bosco con gli apostoli e i discepoli per prendere
cibo e ristoro. Ma, mentre mangiano, Egli ancora parla continuando la
lezione
di prima, ripetendo un tema già detto agli apostoli più volte e che
credo sarà sempre insufficientemente detto, perché
l’uomo è troppo preso dalle paure stolte.
«Credete»,
dice,
«che solo di questo arricchimento di virtù occorre preoccuparsi. E
badate: non sia mai la vostra una preoccupazione affannosa, inquieta.
Il bene è nemico delle inquietudini, delle paure, delle frette, che troppo
risentono ancora di avarizia, di gelosia, di diffidenza umana.
Il
vostro lavoro sia
costante, fiducioso, pacifico. Senza brusche partenze e bruschi arresti.
Così fanno gli onagri selvaggi. Ma nessuno li usa, a meno che sia un
matto, per fare del sicuro cammino. Pacifici nelle vittorie, pacifici
nelle sconfitte. Anche il pianto per un errore fatto, che vi addolora
perché con esso errore avete spiaciuto a Dio, deve essere pacifico,
confortato dall’umiltà e dalla fiducia. L’accasciamento,
il rancore verso se stesso, è sempre sintomo di superbia e così anche di
sfiducia. Se uno è umile sa di essere un povero uomo
soggetto alle miserie della carne che talora trionfa. Se uno è umile ha
fiducia non tanto in sé quanto in Dio, e sta calmo anche nelle
disfatte dicendo: “Perdonami, Padre. Io so che Tu sai la mia debolezza
che mi prevale talora. Io credo che Tu mi compatisci. Io ho ferma
fiducia
che Tu mi aiuterai in avvenire ancor più di prima, nonostante io ti
soddisfi così poco”.
E
non siate né apatici
né avari dei beni di Dio. Di quanto avete di sapienza e virtù, date.
Siate operosi nello spirito come gli uomini lo sono per le cose
della carne.
E, riguardo alla carne, non imitate quelli del mondo, che sempre tremano per il loro domani, per la paura che manchi loro il
superfluo, che la malattia venga, che venga la morte, che i nemici possano nuocere e così via.
Dio
sa di che abbisognate.
Non temete perciò per il vostro domani. Siate liberi dalle paure più
pesanti delle catene dei galeotti. Non vi prendete pena della
vostra vita, né per il mangiare, né per il bere, né per il vestire. La
vita dello spirito è da più di quella del
corpo, e il corpo è da più del vestito, perché col corpo, non col
vestito, voi vivete, e con la mortificazione del corpo aiutate
lo spirito a conseguire la vita eterna.
Dio sa fino a quando lasciarvi l’anima nel corpo, e fino a quell’ora vi darà ciò che è
necessario.
Lo
dà ai corvi,
animali impuri che si pascono di cadaveri e che hanno la loro ragione di
esistere appunto in questa loro funzione di eliminatori di
putrefazioni. E
non lo darà a voi? Essi non hanno dispense e granai, eppure Dio li nutre
lo stesso. Voi siete uomini e non corvi. Presentemente, poi, siete il
fior degli uomini, perché siete i discepoli del Maestro, gli
evangelizzatori del mondo, i servi di Dio. E potete pensare che Iddio,
che ha cura
dei gigli delle convalli e li fa crescere e li veste di veste che più
bella non l’ebbe Salomone, senza che loro compiano altro lavoro che
profumare, adorando, possa trascurare voi anche nella veste?
Voi
sì che da soli non
potete aggiungere un dente alle bocche sdentate, né allungare di un
pollice la gamba rattratta, né dare acutezza alla pupilla
annebbiata. E, se non potete fare queste cose, potete pensare di poter
respingere da voi miseria e malattia e far spuntare cibo dalla polvere?
Non
potete. Ma non siate gente di poca fede. Avrete sempre di che vi è
necessario. Non vi appenate come le genti del mondo, che si arrabattano
per
provvedersi di che godere. Voi avete il Padre vostro che sa di che
abbisognate. Voi dovete solo cercare -e sia la prima delle vostre cure-
il Regno di
Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più.
Non temete, voi del mio piccolo gregge. Al Padre mio è piaciuto chiamarvi al Regno perché voi abbiate questo
Regno.
Potete perciò aspirare
ad esso ed aiutare il Padre con la vostra buona volontà e santa operosità. Vendete i vostri beni, fatene elemosina se siete soli.
Date ai vostri il viatico del vostro abbandono della casa per seguire
Me,
perché è giusto non levare il pane ai figli e alle spose. E, se non
potete perciò sacrificare le ricchezze di denaro, sacrificate
le ricchezze di affetto. Anche queste sono monete che Dio valuta per
quello che sono: oro più puro d’ogni altro, perle più
preziose di quelle rapite ai mari, e rubini più rari di quelli delle
viscere del suolo. Perché rinunciare alla famiglia per Me è
carità perfetta più di oro senza atomo impuro, è perla fatta di pianto, e
rubino fatto di sangue che geme dalla ferita del cuore,
lacerato dal distacco da padre e madre, sposa e figli.
Ma queste borse non si
logorano, questo tesoro non viene mai meno. I ladri non penetrano in Cielo. Il tarlo non corrode ciò che là è depositato. E
abbiate il Cielo nel cuore e il cuore in Cielo presso il vostro tesoro. Perché
il cuore, nel buono o nel malvagio, è là dove è ciò che vi sembra vostro caro tesoro. Perciò, come il
cuore è là dove è il tesoro (in Cielo), così il tesoro è là dove è il cuore (ossia in voi), anzi il
tesoro è nel cuore e col tesoro dei Santi è nel cuore il Cielo dei Santi.
Siate
sempre pronti come chi
è in procinto di viaggio o in attesa del padrone. Voi siete servi del
Padrone-Iddio. Ad ogni ora vi può chiamare dove Egli è, o
venire dove voi siete. Siate perciò sempre pronti ad andare, o a fargli
onore stando a fianchi cinti da cintura di viaggio e di lavoro, e con
le lampade accese nelle mani. Uscendo da una festa di nozze con uno che
vi abbia preceduto nei Cieli e nella consacrazione a Dio sulla Terra,
Dio
può sovvenirsi di voi che attendete e può dire: “Andiamo da Stefano o da
Giovanni, oppure da Giacomo e da Pietro”. E Dio
è veloce nel venire o nel dire: “Vieni”. Perciò siate pronti ad aprirgli
la porta quando Egli giungerà, o a partire
se Egli vi chiama.
Beati
quei servi che il
Padrone, arrivando, troverà vigilanti. In verità, per ricompensarvi
della attesa fedele, Egli si cingerà la veste e, fattili
sedere a tavola, si metterà a servirli. Può venire alla prima vigilia,
come alla seconda e alla terza. Voi non lo sapete. Siate
perciò sempre vigilanti. E beati voi se lo sarete e così vi troverà il
Padrone! Non vi lusingate col dire:
“C’è tempo! Questa notte Egli non viene”. Ve ne accadrebbe male. Voi non
sapete. Se uno sapesse quando il ladro viene, non
lascerebbe incustodita la casa perché il malandrino possa sforzarne la
porta e i forzieri. Anche voi state preparati, perché, quando
meno ve lo penserete, verrà il Figlio dell’uomo dicendo: “È l’ora”».
Pietro, che si è
persino dimenticato di finire il suo cibo per ascoltare il Signore, vedendo che Gesù tace, chiede: «Questo che dici è per noi o
per tutti?».
«È per voi e per
tutti. Ma più è per voi, perché voi siete come intendenti preposti dal Padrone a capo dei servi e avete doppio dovere di stare
pronti, e per voi come intendenti, e per voi come semplici fedeli.
Che
deve essere
l’intendente preposto dal padrone a capo dei suoi familiari per dare a
ciascuno, a suo tempo, la giusta porzione? Deve essere accorto e fedele.
Per compiere il suo proprio dovere, per far compiere ai sottoposti il
loro proprio dovere. Altrimenti ne soffrirebbero gli interessi del
padrone, che
paga perché l’intendente faccia in sua vece e ne tuteli gli interessi in
sua assenza. Beato quel servo che il padrone, tornando alla sua
casa, trova ad operare con fedeltà, solerzia e giustizia. In verità vi
dico che lo farà intendente anche di altre
proprietà, di tutte le sue proprietà, riposando e giubilando in cuor suo
per la sicurezza che quel servo gli dà.
Ma
se quel servo dice:
“Oh! bene! Il padrone è molto lontano e mi ha scritto che tarderà a
tornare. Perciò io posso fare ciò che mi pare e
poi, quando penserò prossimo il ritorno, provvederò”. E comincerà a
mangiare e a bere fino ad essere ubriaco e a dare
ordini da ebbro e, poiché i servi buoni, a lui sottoposti, si rifiutano
di eseguirli per non danneggiare il padrone, si dà a battere
servi e serve fino a farli cadere in malattia e languore. E crede di
essere felice, e dice: “Finalmente gusto ciò che è esser
padrone e temuto da tutti”.
Ma
che gli avverrà?
Gli avverrà che il padrone giungerà quando meno egli se lo aspetta,
magari sorprendendolo nell’atto di intascare denaro o di
corrompere qualche servo fra i più deboli. Allora, Io ve lo dico, il
padrone lo caccerà dal posto di intendente, e persino dalle file
dei suoi servi, perché non è lecito tenere gli infedeli e traditori in
mezzo agli onesti. E tanto più sarà punito quanto
più il padrone prima lo aveva amato e istruito.
Perché
chi più
conosce la volontà e il pensiero del padrone più è tenuto a compierlo
con esattezza. Se non fa così come il padrone ha
detto, ampiamente, come a nessun altro, avrà molte percosse, mentre chi,
come servo minore, ben poco sa e sbaglia credendo di far bene,
avrà castigo minore. A chi molto fu dato molto sarà chiesto, e dovrà
rendere molto chi molto ebbe in custodia, perché
sarà chiesto conto ai miei intendenti anche dell’anima del pargolo di
un’ora.
La
mia elezione non è
fresco riposo in un boschetto fiorito. Io sono venuto a portare fuoco
sulla Terra; e che posso desiderare se non che si accenda? Perciò mi
affatico e voglio vi affatichiate fino alla morte e finché la Terra sia
tutta un rogo di fuoco celeste. Io devo essere battezzato con un
battesimo. E come sarò angustiato finché non sarà compiuto! Non vi
chiedete perché? Perché per esso potrò di voi fare dei portatori del Fuoco, degli agitatori che si muoveranno in tutti e
contro tutti gli strati sociali, per farne un’unica cosa: il gregge di Cristo.
Credete
voi che Io sia venuto
a metter pace sulla Terra? E secondo il modo di vedere della Terra? No.
Ma anzi discordia e separazione. Perché d’ora innanzi, e fintanto
che tutta la Terra non sarà un unico gregge, di cinque che sono in una
casa due saranno contro tre, e sarà il padre contro il figlio, e
questo contro il padre, e la madre contro le figlie, e queste contro
quella, e le suocere e nuore avranno un motivo di più per non
intendersi,
perché un linguaggio nuovo sarà su certe labbra e accadrà come una
Babele, perché un sommovimento profondo scuoterà
il regno degli affetti umani e soprumani. Ma poi verrà l’ora in cui tutto si unificherà in una lingua nuova, parlata da tutti i salvati dal Nazareno, e si depureranno le acque dei sentimenti,
andando sul fondo le scorie e brillando alla superficie le limpide onde dei laghi celesti.
In verità che non
è riposo il servirmi, secondo quanto dà, l’uomo, di significato a questa parola. Occorre eroismo e instancabilità. Ma Io ve
lo dico: alla fine sarà Gesù, sempre e ancora Gesù, che si cingerà la veste per servirvi, e poi si siederà con voi
ad un banchetto eterno e sarà dimenticata fatica e dolore.
Ora,
posto che nessuno
più ci ha cercato, andiamo al lago. Riposeremo in Magdala. Nei giardini
di Maria di Lazzaro c’è posto per tutti, ed ella ha messo
la sua casa a disposizione del Pellegrino e dei suoi amici. Non occorre
che vi dica che Maria di Magdala è morta col suo peccato ed è
rinata dal suo pentimento Maria di Lazzaro, discepola di Gesù di
Nazaret. Voi lo sapete già, perché la notizia è corsa
come fremito di vento in una foresta. Ma Io vi dico ciò che non sapete:
che tutti i beni personali di Maria di Lazzaro sono per i servi di Dio e per i poveri di Cristo. Andiamo...».Vangelo del giorno 18 Agosto 2013
Vangelo del giorno 18 Agosto 2013
XX domenica del tempo ordinario anno
C
"Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il
Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono".
e io le conosco ed esse mi seguono".
Dal libro del
profeta Geremìa (Ger 38,4-6.8-10)
In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».
In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».
Salmo
39
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare.
Dalla lettera agli Ebrei ( Eb 12,1-4)
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare.
Dalla lettera agli Ebrei ( Eb 12,1-4)
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Meditazione del giorno
Monaci
Benedettini Silvestrini
Il fuoco di
Dio è il suo amore
Un amore che arde e brucia senza mai consumarsi come nel roveto di Mosè sul monte. Gesù, il Verbo incarnato, con la sua venuta ha portato quel fuoco inestinguibile sulla terra quando l'umanità intera stava affogando in un mortale languore. Il male morde, ferisce, talvolta uccide, ma molto più spesso degenera in passiva rassegnazione, colpevole mediocrità, umiliante apatia. Gli orizzonti si accorciano sempre più. Si spegne la speranza. Da questi terribili mali è venuto a liberarci il Signore Gesù. All'abisso del peccato ha fatto riscontro l'immensità dell'amore, quello che conduce alla morte perché è dono totale di vita. E l'amore quando è portato allo stremo ha una forza dirompente, brucia, scuote anche i più atavici e crea anche inevitabili divisioni e persecuzioni. Si contrappongono la violenza cieca di chi rifiuta quell'amore e la violenza dell'amore che perdona e diventa testimonianza di fedeltà. Lo stesso Gesù ne farà la triste esperienza: egli viene a rivelare, testimoniare e predicare l'amore, enuncia il comandamento nuovo, passa per le strade del nostro mondo beneficando tutti, ma poi rimane vittima dell'odio. I suoi seguaci vivranno la stessa storia: testimoni di amore, annunciatori di vita e di risurrezione, spesso diventano vittime delle più assurde condanne. È nata così la schiera dei martiri nella santa chiesa di Dio. Possiamo ben dire che sin dalla sua nascita si tinge di sangue e lo sparge come seme fecondo. È l'effetto di quel fuoco che se accolto produce la santità, se rifiutato spinge all'odio, al male, alla violenza. Così comprendiamo le parole di Gesù: "Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione".
Buona
domenica nel nome del Signore
Lisa e
Loredana
venerdì 16 agosto 2013
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Giovedì 15 agosto 2013
19ª Settimana del Tempo Ordinario
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
+ VANGELO (Lc 1,39-56)
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in
fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta
ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo
grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A
che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il
tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia
nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che
il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, solo la Madre di Dio può conoscere nella Luce Divina a quale elevatezza spirituale
è stata innalzata. Qui occorre una precisazione: non è solamente ed esclusivamente l’azione Divina ad innalzare una Creatura in
una posizione quasi divina, c’è stata anche e in dipendenza la collaborazione della Creatura. Primario e determinante rimane
l’intervento di Dio, secondaria e indispensabile è stata la risposta della Fanciulla di Nazareth.
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, questa è la traduzione corretta della Bibbia in uso per duemila anni nella Chiesa, la
nuova versione della Bibbia compiuta non per santificare il popolo di Dio ma per confonderlo, non afferma “in me” ma “per me”.
Ho lasciato nel Vangelo questa traduzione
minimalista nei confronti della Madonna, portata avanti da quei teologi e
Prelati che non hanno devozione alla Madre di Dio e cercano da circa
cinquant’anni di offuscarne le grandezze.
Noi non accettiamo affatto questo minimalismo, al contrario, ci
impegniamo per dare alla Santissima Vergine maggiore ossequio.
La sostituzione della preposizione in con per non
è marginale, viene a capovolgere il significato dell’intervento di Dio sulla Vergine Maria. La preposizione è quella parte del
discorso che si usa per indicare una relazione con un sostantivo, nel caso in questione in me manifesta
l’intervento della Santissima Trinità nella Persona di Maria di Nazareth, mentre l’affermazione per me manifesta un intervento attraverso Maria e non coinvolgendola completamente.
Se da diversi decenni sono stati numerosi Prelati e teologi
senza Dio a cercare di minimizzare la devozione alla Madre di Dio,
capite che nei
seminari non si insegna la vera devozione alla Madonna, né si recita il
Santo Rosario. Dai seminari poi escono i nuovi parroci che devono
alimentare la Fede dei credenti, senza avere le strutture spirituali
consolidate e irrobustite.
Non sono molti giovani Sacerdoti i responsabili, lo sono quei teologi che hanno minimizzato la
dignità della Madonna.
Cosa rimane a questi teologi senza Dio e a quei Prelati che non
hanno avuto o non hanno più devozione alla Madonna perché i loro
cuori si sono interessati del potere o delle vicende umane e oscure? A
tutti loro rivolgo questa domanda: valeva la pena tradire la Chiesa e la
Madonna per un momento transitorio di potere e di ingannevole
protagonismo? Non possiamo conoscere le risposte molto personali, anche
noi ci poniamo
la domanda ma abbiamo una sicura e fedele risposta.
Vale la pena seguire nelle difficoltà e nei sacrifici il Vangelo storico di Gesù e la
Madonna? Eccome se ne vale la pena!
La sofferenza che incontrano tutti gli esseri umani, viene e
passa, l’avere sofferto rimane, cioè, i meriti guadagnati davanti a
Dio a causa delle sofferenze accettate con umiltà e amore rimangono e ci
rendono molto graditi a Lui. Chi non soffre nel mondo? Anche quelli
che apparentemente sono felici e atei, provano molte sofferenze e altre
disgrazie, anche se vivono nella ricchezza, ma nessuna ricchezza potrà
mai donare la vera felicità.
La solennità dell’Assunzione al Cielo in Anima e Corpo della
Madonna ci invita alla riflessione della purità del corpo,
oggi svenduto alla corruzione dei piaceri più spregevoli. Il cristiano
deve considerare il proprio corpo come tempio dello Spirito Santo,
dimora pura ed eccelsa per ospitare meno indegnamente Dio. Infatti è
impossibile accogliere Dio dove c’è il peccato
mortale.
Il corpo non serve a soddisfare tutti i piaceri immondi e che
vengono istigati alla mente da pensieri ingannevoli, non intendo
solamente
quello sessuale, ci sono altre degenerazioni che annientano la dignità
come le droghe, l’alcool, i tatuaggi, i brillantini al naso, gli
orecchini degli uomini, la moda svestita. Ricorrere alle decorazioni dei
tatuaggi, orecchini ed altro, è solo l’esigenza di sentirsi
importante perché interiormente c’è il nulla, un vuoto desolante.
Dove si ricorre a queste decorazioni: tatuaggi, brillantini al
naso, orecchini degli uomini, c’è la manifesta instabilità
spirituale, queste decorazioni sono rivelatori di una grave malattia
spirituale e quanti li portano addosso implicitamente dicono ai
cristiani: pregate per me.
Il disagio personale, affettivo, sociale, di quanti si
adornano di disegni, colori e brillantini per soffocare la coscienza
sballata e mai serena, è pesante per loro e rendono pesante la vita
anche
ai loro familiari.
Non condanniamo quanti si comportano così, noi preghiamo ogni giorno per la loro conversione, li amiamo come creature di Dio.
Sicuramente è la facile prostituzione del corpo a gettare molte
persone nella depravazione più indegna, e questa indica la
perdita del decoro, quindi della propria decenza, dignità, onore. La
gente di tutto il mondo non è aiutata a vivere dignitosamente,
ovunque infatti arrivano immagini indecorose delle televisioni che
cercano audience sempre più elevato e si compromettono in continuazione e
con maggiore intensità per ottenere pubblicità e guadagni.
Da un lato ci sono questi continui attacchi con proposte
immorali, mostrando la facilità dell’adulterio, addirittura visto come
una conquista di libertà e di soddisfacimento dei piaceri. Mostrano
inoltre la possibilità del sesso anche tra adolescenti, infatti tra
i ragazzini di appena dodici anni c’è la mentalità di fare sesso
cambiando di continuo partner e di raccontare poi agli altri le
loro esperienze.
Penso a quei genitori che crescono con grande amore i loro
figli, che hanno fatto sacrifici immani per essi, che li hanno amati più
di
loro stessi, che hanno sperato un futuro meraviglioso, che hanno
pregato, poi… improvvisamente scoprono che i loro bambini… già a
quell’età prostituiscono gratuitamente i loro corpi… È un dramma per i
genitori cristiani, una depressione fulminea e
l’adombramento del fallimento.
Da tante parti arrivano notizie però di genitori cristiani che
non se ne curano affatto e non patiscono alcun dolore, anche di genitori
non credenti che anzi invitano i loro figli a fare scelte libere e a
vivere come piace a loro. Senza dare alcun insegnamento morale, senza
indicare il
pregio della dignità, senza spiegare che fare sesso con tutti i loro
amici è una forma di prostituzione gratuita. Cos’è il
corpo per questi giovani e, soprattutto, per i loro genitori?
Il mezzo trasgressivo per appagare ogni tentazione e vivere come animali.
Loro non capiscono il significato delle tentazioni, non
riflettono che di tutto si darà conto nel Giudizio davanti a Gesù, non
sanno che vale la pena mortificarsi adesso per vivere poi eternamente
nella vera e piena felicità. Per amare adesso Dio Padre che ci ha dato
la
vita, per ringraziarlo dei continui doni, per osservare i suoi
Comandamenti e ricevere già in questa vita molte
ricompense.
Queste considerazioni ci vengono dalla solennità dell’Assunta,
mi fermo qui per mancanza di tempo, ma è un dovere di tutti
meditare sul corpo. Non è una massa o materia vile, non è solo ente
materiale o fisico che compone una struttura, il corpo per il
cristiano dà forma all’anima ed è tempio di Dio, ovviamente quando vive
in Grazia di Dio e lo rispetta con attenzione. Non sia
troppa la considerazione perché poi si può cadere nell’idolatria.
Nell’Assunzione della Vergine Madre chiediamo a Lei la purità del corpo, del cuore e della mente. Consacriamoci ogni giorno al
suo Cuore.
Solo chi prega la Madonna incontra suo Figlio Gesù, è sempre la Madre a far conoscere
il Figlio, Ella Lo ha dato al mondo!
Citazione spirituale del giorno
Fraternità Gesù Risorto
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