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lunedì 30 luglio 2012

Perdono di Assisi .


L’indulgenza plenaria del perdono di Assisi   - 2 agosto

Condizioni per l’acquisto dell’indulgenza plenaria

L'indulgenza Plenaria del Perdono di Assisi. Una notte dell'anno del Signore 1216 Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola presso Assisi, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l'altare il Cristo e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Santissimo Padre, benché io sia misero peccatore ti prego che a tutti quanti pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, gli conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe". "Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza". E Francesco si presentò subito dal Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò: "Come non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua: io non ho bisogno dl alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo d notaio e gli Angeli i testimoni". E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell'Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

Vangelo di oggi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,31-35.
Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole,
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.



 

Lunedì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975), sacerdote, fondatore
Omelie in Amigos de Dios (trad. dal sito http://it.escrivaworks.org)
“Perché tutta la pasta fermenti"
        Vi ricordo che la grandezza consiste nel sostenere in modo divino il compimento fedele dei doveri abituali di ogni giorno, le lotte quotidiane che riempiono di gioia il Signore e che soltanto Lui e ciascuno di noi conosciamo. Convincetevi che, d'ordinario, non ci sarà posto per gesta abbaglianti, fra l'altro perché non ne avrete l'occasione. Invece, non vi mancano le occasioni per dimostrare nelle cose piccole, normali, il vostro amore a Cristo. ...

        Nel meditare queste parole di Cristo: Pro eis ego sanctifico me ipsum, ut sint et ipsi sanctificati in veritate, per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità [Gv 17, 19], percepiamo con chiarezza il nostro unico fine: la santificazione, cioè il dovere di essere santi per santificare. Nel contempo, come una sottile tentazione, può venirci in mente che solo in pochi siamo decisi a rispondere alla chiamata divina, e per di più ci riconosciamo strumenti con ben scarse attitudini. E' vero, siamo in pochi in confronto al resto dell'umanità, e personalmente non valiamo nulla; ma l'affermazione del Maestro risuona con tutta la sua autorità: il cristiano è luce, sale, lievito del mondo, e un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta [Mt 5,13-14; Gal 5,9].













mercoledì 25 luglio 2012

Vangelo di oggi


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 20,20-28.
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».
Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli;
ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere.
Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo,
e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo;
appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».




San Giacomo, detto il maggiore, apostolo, festa
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie  sul Vangelo, 35
“Il mio calice lo berrete”
        Fratelli, poiché oggi celebriamo la festa di un martire, dobbiamo sentirci interpellati dalla forma di pazienza che egli ha praticato. Perché, se ci sforziamo con l'aiuto del Signore di conservare questa virtù, non mancheremo di ottenere la palma del martirio, anche se viviamo in un tempo di pace per la Chiesa. Infatti ci sono due specie di martiri: l'una consiste in una disposizione dello spirito, l'altra aggiunge a questa disposizione dello spirito gli atti esteriori. Ecco perché possiamo essere martiri anche se non moriamo uccisi dalla spada del carnefice. Morire per mano dei persecutori è il martirio in atto, nella sua forma visibile; sopportare le ingiurie amando chi ci odia, è il martirio nello spirito, nella sua forma nascosta.

        Che ci siano due specie di martiri, l'uno nascosto, l'altro pubblico, lo attesta la Verità quando domanda ai figli di Zebedeo: “ Potete bere il calice che io berrò?” Avendo essi replicato: “Lo possiamo”, il Signore risponde subito: “Il mio calice, lo berrete”. Cosa dobbiamo intendere, attraverso questo calice, se non i dolori della Passione, di cui egli dice ancora: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice”? (Mt 26,39) I figli di Zebedeo, ovvero Giacomo e Giovanni, non sono morti tutti e due martiri, eppure a entrambi è stato detto che avrebbero bevuto il calice. Infatti, benché Giovanni non sia morto martire, lo è comunque stato, poiché i dolori che non ha subito nel corpo, li ha provati nello spirito. Dobbiamo dunque concludere da questo esempio che anche noi possiamo essere martiri senza passare per la spada, se conserviamo la pazienza nell'anima.

martedì 24 luglio 2012

Vangelo di oggi


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12,46-50.
Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli;
perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».




Martedì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938), monaco trappista spagnolo
Scritti spirituali, 10/04/1938
“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”
        Volere solo ciò che Dio vuole è logico per chi è veramente innamorato di lui. Al di fuori dei suoi desideri, i nostri non esistono, e se ne esistesse uno solo, esisterebbe  perché conforme alla sua volontà, qualora non lo fosse allora la nostra volontà non sarebbe unita alla sua. Ma se veramente siamo uniti per amore alla sua volontà, non desidereremo niente che egli non desideri, non ameremo niente che egli non ami, completamente abbandonati alla sua volontà, qualunque cosa ci mandi, o dovunque ci metta ci sarà indifferente. Tutto ciò che vorrà da noi ci sarà, non solo indifferente, ma anche, per di più, piacevole.

        Non so se mi sbaglio in quanto dico; mi sottometto in tutto a colui che ascolta queste cose; dico solo ciò che sento. Veramente, non desidero niente di più che amarlo, e tutto il resto lo rimetto tra le sue mani. Che la sua volontà si compia! Ogni giorno sono più felice, nel completo abbandono tra le sue mani.

lunedì 23 luglio 2012

 
 
 Ho bisogno di stare con te
(Louis Evely)
Signore,
ho urgente bisogno
della tua misericordia,
per poter sopportare
di nuovo me stesso.
Ho urgente bisogno di stare con te,
per rappacificarmi
con gli altri e con me stesso.
Di me nulla conosco
finché non conosco te.
E nulla mi piaceva del mio intimo
prima di scoprirvi la tua grazia,
il tuo compiacimento
e la tua immagine.
Davanti a te la vita
cambia completamente la sua essenza;
il tempo non viene contaminato
da febbrili inquietudini,
e oppresso dall'inutilità.
Esso scorre denso,
si svolge potentemente
e niente resiste al suo valore.
La sua densità fa male.
E tuttavia,
non appena interrompo
la mia preghiera, mi sento costretto
a riprendere questa preghiera.
Lisa

Vangelo di oggi


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8.
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.


 

Santa Brigida di Svezia, Religiosa, Compatrona d’Europa, festa
Meditazione del giorno
Papa Benedetto XVI
Udienza generale del 27/10/2010 ( © Libreria Editrice Vaticana)
Santa Brigida e la chiesa domestica
        Il primo periodo nella vita di questa santa è caratterizzato dalla sua condizione di donna felicemente sposata. Il marito si chiamava Ulf ed era governatore di un importante distretto del regno di Svezia. Il matrimonio durò ventott'anni, fino alla morte di Ulf. Nacquero otto figli, di cui la secondogenita, Karin (Caterina), è venerata come santa. Ciò è un segno eloquente dell'impegno educativo di Brigida nei confronti dei propri figli. ...

        Brigida, spiritualmente guidata da un dotto religioso che la iniziò allo studio delle Scritture, esercitò un influsso molto positivo sulla propria famiglia che, grazie alla sua presenza, divenne una vera “chiesa domestica”. Insieme con il marito, adottò la Regola dei Terziari francescani. Praticava con generosità opere di carità verso gli indigenti; fondò anche un ospedale. Accanto alla sua sposa, Ulf imparò a migliorare il suo carattere e a progredire nella vita cristiana. Al ritorno da un lungo pellegrinaggio a Santiago di Compostela, effettuato nel 1341 insieme ad altri membri della famiglia, gli sposi maturarono il progetto di vivere in continenza; ma poco tempo dopo, nella pace di un monastero in cui si era ritirato, Ulf concluse la sua vita terrena.

        Questo primo periodo della vita di Brigida ci aiuta ad apprezzare quella che oggi potremmo definire un'autentica “spiritualità coniugale”: insieme, gli sposi cristiani possono percorrere un cammino di santità, sostenuti dalla grazia del Sacramento del Matrimonio. Non poche volte, proprio come è avvenuto nella vita di santa Brigida e di Ulf, è la donna che con la sua sensibilità religiosa, con la delicatezza e la dolcezza riesce a far percorrere al marito un cammino di fede. Penso con riconoscenza a tante donne che, giorno dopo giorno, ancor oggi illuminano le proprie famiglie con la loro testimonianza di vita cristiana. Possa lo Spirito del Signore suscitare anche oggi la santità degli sposi cristiani, per mostrare al mondo la bellezza del matrimonio vissuto secondo i valori del Vangelo: l'amore, la tenerezza, l'aiuto reciproco, la fecondità nella generazione e nell'educazione dei figli, l'apertura e la solidarietà verso il mondo, la partecipazione alla vita della Chiesa.

domenica 22 luglio 2012

«Quale sarà il segno della tua venuta?


:: PROFEZIE ::
«Quale sarà il segno della tua venuta?»
Un attento esame degli eventi storici non può che portare alla conclusione che, anche nel nostro tempo, "non c'è niente di nuovo sotto il sole". (Eccl. 1:9) Nel XX secolo si sono ripetuti avvenimenti comuni ad altri periodi della storia; anzi, alcune calamità furono molto superiori in altre epoche e sono diminuite notevolmente a partire dal 1914. La storia quindi smentisce decisamente l'opinione dei Testimoni di Geova (TdG) che dal 1914 l'umanità abbia visto intensificarsi, in una misura senza precedenti, le caratteristiche del cosiddetto "segno composito": guerre, terremoti, pestilenze, carestie, ecc. (per i dettagli si vedano queste pagine).
Per i TdG queste affermazioni, pur essendo basate sui fatti, sono inaccettabili: essi insistono continuamente nel ribadire che la nostra epoca, a partire dal 1914, avrebbe visto l'adempimento del cosiddetto "segno degli ultimi giorni". Esprimere dei dubbi in merito è considerato indice di miscredenza. Una scrittura citata frequentemente per etichettare chi non accetta le interpretazioni millenaristiche della Società è il passo di 2 Pietro 3:3,4, ove si legge:
«Soprattutto dovete tener presente una cosa: negli ultimi tempi verranno uomini che non credono a niente e vivono ascoltando le proprie passioni. Verranno e rideranno di voi, dicendo: "Voi dicevate che il Signore doveva tornare, ma dov'è? I nostri padri sono morti, ma tutto rimane come prima, com'era fin dalla creazione del mondo"». (Parola del Signore, LDC, ABU, 1985).
Ma di chi sta parlando l'apostolo? Dall'immediato contesto si comprende che questi increduli (la TNM parla di "schernitori") non credevano nel ritorno del Signore e nel futuro Giorno di Giudizio. Essi additavano come "prova" il fatto che i normali processi fisici, sociali e storici, continuavano a ripetersi sempre uguali, senza che si verificasse nulla di nuovo o di straordinario a indicare che gli eventi avrebbero subito una radicale evoluzione. Le parole di Pietro si potrebbero parafrasare anche in questo modo: "Sono decenni che voi cristiani annunciate il ritorno di Cristo ma questo non si è realizzato. Molti sono invecchiati e morti nella vana attesa di questo ritorno. Noi vediamo che il mondo continua ad andare avanti come è sempre avvenuto. Non c'è nulla che faccia pensare che le cose cambieranno. Voi siete degli illusi". Pietro rammenta che anche prima del Diluvio accadde la stessa cosa: nulla sembrava far presagire la catastrofe, eppure essa avvenne (Vv. 5-7)[1]. Questa miscredenza è comune anche oggi: molti credono che il ritorno di Cristo sia una vana illusione e che questo mondo durerà per sempre. In realtà la Scrittura è chiarissima nell'indicare che il Signore tornerà di nuovo nella sua gloria per giudicare l'umanità. Questo evento tuttavia avverrà in maniera improvvisa ed inaspettata, "come un ladro nella notte", senza che nulla lo faccia presagire. Tutto il discorso escatologico di Gesù ha infatti come tema centrale la necessità di essere costantemente vigilanti e pronti perché la venuta di Cristo sarà improvvisa e, prima che essa si verifichi, nulla sarà dato saperne (Matteo 24: 42-44; 2 Pietro 3:10).

Albrecht Dürer
 Xilografia che illustra i "Cavalieri dell'Apocalisse".

Come si deve intendere allora la domanda che gli apostoli rivolsero a Gesù in merito al "segno della tua venuta e della fine di questo mondo"? (Matteo 24:3) Le guerre, i terremoti, le carestie, le pestilenze, ecc. menzionati da Cristo si devono considerare "il segno" del ritorno di Gesù o si deve attribuire loro un altro significato?
Dato che tutta la storia ha visto il continuo ripetersi di tali calamità, è evidente che la lettura dei capitoli escatologici fatta dai TdG e da tutti i gruppi apocalittici, che legano all'osservazione di fatti fisici le loro aspettative sulla parousia, è contraria alle intenzioni di Cristo e snatura completamente il senso delle sue parole. Ecco a questo proposito un significativo commento al vangelo di Matteo (il grassetto è mio):
«Il verificarsi di alcune catastrofi [...] ha sempre indotto la gente comune a pensare in termini apocalittici, da fine del mondo. A questo fenomeno è associato il sorgere di impostori, quelli che Matteo chiama i "falsi profeti" (vv.11 e 24; cf 7,15), che approfittano del malessere diffuso tra la gente, dello sbandamento generale, per contrabbandare dottrine soterologiche. [...] Matteo parla molto della "fine" (tò telos), in questo brano: lo fa almeno tre volte (vv. 6,13.14). Ma proprio per dire che quegli avvenimenti che noi sogliamo definire "apocalittici" non sono ancora la fine: "Bisogna infatti che avvengano (le guerre, ecc.), ma non è ancora la fine" (v. 6 ) Poi, per dire che solo "chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato" (v, 13) ciò che dà l’idea di una lunga perseveranza, non di una facile illusione. Infine, per dare quella che secondo lui è la chiave dell’escatologia messianica: solo dopo che l’ evangelo sarà annunziato a "tutte le genti", "in tutta la terra abitata", "verrà la fine" (v, 14) La piccola chiesa giudeo-cristiana ha davanti a se (per la prima volta in Matteo) un compito missionario di enormi proporzioni, tale da richiedere tempi estremamente dilazionati per poter essere espletato. Non si può più pensare in termini "apocalittici". A riprova, Matteo utilizza una volta il vocabolo antitetico a telos, ossia arche, "inizio", per significare che "tutto ciò è solo l’inizio delle doglie" (v. 8). "Tutto ciò", vale a dire tutti quegli eventi catastrofici comunemente interpretati come indizi della fine, sono appena un inizio, un germoglio: la prospettiva è rovesciata"[2].
In altre parole, quello che i TdG considerano Il segno, in realtà sarebbe proprio l’opposto: un non-segno. Gesù intendeva dire cioè che guerre, carestie, terremoti, ecc., non avrebbero dovuto essere considerati segni precursori della fine. "Queste cose dovranno accadere...", dice Gesù. "Non siate atterriti" per questi fatti. "Badate che nessuno vi svii", facendo magari leva sul timore connesso a questi eventi, che si sono verificati in ogni epoca. Il "segno" non doveva quindi essere composto da questi fatti visibili che avrebbero sempre accompagnato la storia umana.
È interessante notare che questo è esattamente il modo in cui il primo presidente della Società Torre di Guardia, Charles Taze Russell, interpretò Matteo 24:6-8:
«Così, in breve, Nostro Signore sintetizzò la storia secolare e insegnò ai discepoli a non aspettarsi molto presto la sua seconda venuta e il suo regno glorioso. E in che modo appropriato: certamente la storia del mondo è proprio questa: un susseguirsi di guerre, intrighi, carestie e pestilenze, nient'altro»[3].
Gli studiosi in genere concordano con questo modo di intendere le parole di Cristo che, alla luce del contesto e dei fatti storici, è il più logico e corretto:
«La risposta di Gesù parte dalla seconda domanda, quella riguardante i segni che possono riferirsi alla parousìa, e mira a mettere in guardia i discepoli perché non si lascino ingannare da tutta una serie di eventi che egli elenca loro»[4].
Un altro studioso, B.C. Butler, osserva:
«Matteo XXIV, 5-14 fornisce la chiara anticipazione della storia universale (in riferimento alla domanda relativa alla fine dei tempi). Gesù ammonisce i discepoli a non intendere le catastrofi che si abbatteranno sul mondo come un segno della fine imminente della storia»[5].
Un eminente scrittore avventista, C.H. Maxwell, sostiene che in Matteo 24:6-8 Gesù ammonisce i discepoli di non lasciarsi «confondere da tutta una serie di non-segni». In un capitolo intitolato appunto «I non-segni» egli scrive:
«Il pensiero di Gesù era che disastri e sconfitte e guerre e carestie non sono "segni" della fine prossima, né di Gerusalemme, né del mondo. Tutto ciò, infatti, triste a dirsi, è da sempre familiare al nostro scellerato pianeta»[6].
Ci si potrebbe quindi chiedere quale sia il senso delle parole che troviamo in Matteo 24:32,33:
Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte.
Quali sono "tutte queste cose" che avrebbero dovuto indicare l'imminenza del ritorno di Cristo, il fatto che 'Egli era proprio alle porte'? Se, come abbiamo osservato, non si tratta delle guerre, dei terremoti, delle pestilenze, ecc. — che hanno costantemente afflitto l'umanità —, a cosa si riferiva Gesù con questa parabola?
Leggendo l'immediato contesto, comprendiamo che il Signore stava parlando degli sconvolgimenti cosmici che precederanno la sua parusia. Tali avvenimenti avrebbero indicato ai cristiani vigili nell'attesa che "il tempo era vicino", senza però offrire i margini di tempo per prepararsi alla sua venuta (vv. 29-31):
Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.
Ecco come la Watch Tower commenta questi versetti:
«Cosa riserva il prossimo futuro in quanto al timore? Il timore continuerà ad aumentare o sarà eliminato? Ancora una volta, vediamo cosa disse Gesù agli apostoli. Egli additò qualcosa che avverrà nel prossimo futuro: una grande tribolazione. Queste sono le sue parole:
"Immediatamente dopo la tribolazione di quei giorni il sole sarà oscurato, e la luna non darà la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scrollate. E allora il segno del Figlio dell’uomo apparirà nel cielo, e allora tutte le tribù della terra si percuoteranno con lamenti, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con potenza e gran gloria". — Matteo 24:29, 30.
Quindi possiamo aspettarci che presto inizi la grande tribolazione. Altre profezie bibliche indicano che la prima parte consisterà in una rappresaglia contro la falsa religione a livello mondiale. Poi si avranno i terribili sviluppi appena menzionati, inclusi fenomeni celesti di qualche natura[7]. Quale sarà l’effetto su milioni di persone? Ebbene, consideriamo una narrazione parallela della risposta di Gesù, in cui troviamo più ampi commenti profetici:
"Ci saranno segni nel sole e nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia delle nazioni, che non sapranno come uscirne a causa del muggito del mare e del suo agitarsi, mentre gli uomini verranno meno per il timore e per l’aspettazione delle cose che staranno per venire sulla terra abitata; poiché le potenze dei cieli saranno scrollate". — Luca 21:25, 26.
Ci aspetta questo. Ma non tutti gli esseri umani allora saranno presi da tale timore da venire meno. Al contrario, Gesù disse: "Quando queste cose cominceranno ad avvenire, alzatevi e levate in alto la testa, perché la vostra liberazione si avvicina". — Luca 21:28. Egli rivolse queste parole incoraggianti ai suoi veri seguaci. Anziché venire meno o essere paralizzati dal timore, essi avrebbero avuto ragione di alzare la testa senza timore». — La Torre di Guardia del 15/10/95, pp. 7, 8).
Secondo le stesse parole della Società, questi spaventosi fenomeni celesti saranno l'inequivocabile dimostrazione che il ritorno di Cristo è imminente. Con queste parole Gesù lascia intendere che i segni sarebbero stati seguiti così da vicino dalla sua venuta che ogni precauzione sarebbe stata impossibile. Questo è anche il senso della parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13). Come quando il fico e tutti gli altri alberi mettono le foglie nulla può far rimandare la venuta della nuova stagione, così, quando si manifesteranno questi segni celesti, nulla potrà far allontanare il giudizio di Cristo. Mentre gli increduli saranno colmi di terrore, i fedeli si rallegreranno perché il loro Signore "è alle porte".
A proposito dei "segni" che dovrebbero caratterizzare la fine di questo mondo, notate la seguente descrizione:
 
«Tutto ciò che avviene era predetto; tutto ciò che si vede preannunciato: che le terre divorano le città; i mari portan via le isole; le guerre all'interno ed all'esterno dilaniano i popoli; i regni cozzano contro i regni; la carestia, la peste, o i disastri locali e i numerosi casi di morte devastano un gran numero di paesi; gli umili sono trasformati in grandi ed i grandi in umili; la giustizia si fa rara l'ingiustizia cresce; l'amore delle cose buone si intorpidisce; persino il modo di comportarsi delle stagioni e le leggi dei corpi celesti escon di carreggiata; l'ordine della natura è turbato da presagi funesti e da prodigi: tutte queste cose sono state narrate anticipatamente. Mentre noi le sopportiamo, possiamo leggerle; mentre veniamo a conoscerle, esse si verificano. Il verificarsi di una profezia è, mi sembra, una prova della sua divinità».
Di quale periodo di tempo si sta parlando? Si noti l'accenno al cambiamento delle stagioni... molti non avrebbero esitazioni nel dire che si tratta di una descrizione dei nostri tempi. Invece... è un brano tratto dell'Apologetico di Tertulliano (XX, 2,3 ). Tertulliano visse nel secondo secolo dopo Cristo! Anche nel suo tempo quindi esistevano problemi e calamità che facevano credere ai contemporanei di essere vicini alla fine. La stessa cosa è avvenuta in tante altre epoche della storia umana, compresa la nostra.
Note:
[1] È il caso di notare che Pietro non dice che gli "ultimi giorni" sarebbero stati diversi da qualsiasi altro periodo della storia umana, ma si limita ad osservare che la fine verrà, anche se nulla sembra farla presagire.
[2] Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (VC), 1995; nota al cap. 24 di Matteo.
[3] The Day of Vengeance (1904), p. 566; cliccare qui per visualizzare la pagina originale. La Società Torre di Guardia abbandonò nel 1920 la veduta, scritturalmente corretta, del suo primo presidente. Questo avvenne evidentemente a causa della reazione emotiva scatenata dalla prima guerra mondiale e dagli esiti rovinosi della spagnola. In questo modo la Società incorse proprio nell'errore da cui Gesù mise in guardia all'inizio del discorso escatologico. Cfr. Milioni ora viventi non morranno mai, 1920, pp.17-19.
[4] Commentar über das Evangelium des Matthaüs, Lipsia 1877, p. 458.
[5]The Originality of St. Mattew, 1951, p. 80.
[6] C.H. Maxwell, God Cares, 1985, vol. 2, pp. 20,21.
[7] Si noti che, contrariamente a quanto afferma la Società, Gesù non dice che la tribolazione sarà divisa in varie parti, una prima parte che vedrebbe il giudizio contro la "falsa religione" e una seconda in cui si manifesterebbero i fenomeni celesti. Il Signore dice che i fenomeni cosmici si dovranno verificare "dopo la tribolazione".