Buona e santa serata a tutti voi amici ed internauti che passerete di qua .
Ed un buon inizio di settimana per domani, Che Dio sempre ci benedica e ci stia vicino .
Gli Auguri
Bruno Ferrero - Libro: Il Segreto dei Pesci Rossi
Il piccolo Carlo era un bambino timido e tranquillo. Un giorno arrivò a casa e disse a sua madre che avrebbe voluto preparare una cartolina di San Valentino per tutti i suoi compagni di classe.
La madre istintivamente esclamò: "Ma no! Non è il caso!".
Ogni giorno osservava i bambini quando tornavano a casa a piedi da scuola. Il suo Carlo arrancava sempre per ultimo. Gli altri ridevano e formavano un'allegra e rumorosa combriccola. Ma Carlo non faceva mai parte del gruppo. La madre decise di aiutare il figlio e acquistò cartoncini e pennarelli. Per tre settimane, sera dopo sera, Carlo illustrò meticolosamente trentacinque cartoline di San Valentino.
Giunse il giorno di San Valentino e Carlo era fuori di sé per l'emozione. Le accatastò con cura, le mise nello zainetto e corse fuori. La madre decise di cucinargli il suo dolce preferito e farglielo trovare con una tazza di cioccolata calda per quando sarebbe tornato a casa da scuola. Sapeva che sarebbe rimasto deluso e forse in questo modo gli avrebbe alleviato il dolore. Avrebbe dato una cartolina a tutti, ma lui non ne avrebbe ricevuta nemmeno una.
Quel pomeriggio preparò la torta e la cioccolata. Quando udì il solito vociare dei bambini, guardò fuori della finestra. Stavano arrivando, ridendo e chiacchierando come al solito. E come sempre l'ultimo era Carlo. Da solo.
Entrò in casa quasi di corsa e buttò lo zainetto su una sedia. Non aveva niente in mano e la madre si aspettava che scoppiasse in lacrime. "La mamma ti ha preparato la torta e la cioccolata", disse, con un nodo in gola.
Ma lui quasi non sentì le sue parole. Passò oltre, il volto acceso, dicendo forte: "Neanche uno. Neanche uno!".
La madre lo guardò incerta.
E il bambino aggiunse: "Non ne ho dimenticato neanche uno, neanche uno".
"Questa è la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato" (Giovanni 6,39).
Neanche uno.
domenica 3 aprile 2011
Annuncio per un gattino .
http://www.ilcercapadrone.it/presentazione.htm
ROMA. URGENTE! Quando lo abbiamo prelevato dalla strada era più morto che vivo. Era completamente disidratato, scheletrico, pieno di piaghe sulle zampine, pulci ovunque, con difficoltà a deambulare e sofferente. Gestito dalla stessa signora anziana che seguiva Nina, ma ormai stremato, in costante diarrea. Il suo stato di salute era talmente precario e grave che abbiamo pensato di ricoverarlo a Muratella per non poter sostenere le spese medico sanitarie che avrebbe dovuto effettuare. Pallino, così si chiama, è un dolcissimo gatto bianco, di forse 10/12 anni, maschio, probabilmente abituato al calore domestico e che è comparso nella zona di Via Aurelia, a Roma, un anno fa. Dalle analisi sembra non avere praticamente nulla, negativo Fiv e Felv, emocromo buono. La sua costante diarrea e magrezza ha fatto pensare ad una intolleranza alimentare e quindi alla somministrazione di cibo che potesse ripristinarlo. Dopo 30 giorni di ricovero, Pallino, sta un pochino meglio, ma non può essere rimmesso su strada e soffre terribilmente il gabbione!! E’ prostrato e sfiancato dalla reclusione. Ha un musino triste triste, avrebbe semplicemente bisogno di una casa, qualche carezza e una pappa buona. Se proprio non si trovasse nessuno andrebbe bene anche uno stallo in attesa di una adozione, un luogo dove abbia modo di ripristinare la sua salute e il suo spirito provato dalla solitudine e dal dolore. Pallino è il primo gatto che ricovero in un gattile proprio perché impossibilitata a gestirlo personalmente dal punto di vista economico. Si accontenterebbe veramente di poco, le volontarie che lo seguono provano per lui una gran pena proprio per il suo essersi quasi arreso ad una vita da recluso. Vi prego ancora una volta di aiutarmi nella diffusione di questo appello per una creatura che ha bisogno di essere sfiorato da quell’amore che non credo abbia mai ricevuto. Adottabile a Roma e centro nord Italia con firma modulo adozione e disponibilità a sopralluoghi pre e post adozione. Per info e adozione: 393/1118032 dopo le 18.
ROMA. URGENTE! Quando lo abbiamo prelevato dalla strada era più morto che vivo. Era completamente disidratato, scheletrico, pieno di piaghe sulle zampine, pulci ovunque, con difficoltà a deambulare e sofferente. Gestito dalla stessa signora anziana che seguiva Nina, ma ormai stremato, in costante diarrea. Il suo stato di salute era talmente precario e grave che abbiamo pensato di ricoverarlo a Muratella per non poter sostenere le spese medico sanitarie che avrebbe dovuto effettuare. Pallino, così si chiama, è un dolcissimo gatto bianco, di forse 10/12 anni, maschio, probabilmente abituato al calore domestico e che è comparso nella zona di Via Aurelia, a Roma, un anno fa. Dalle analisi sembra non avere praticamente nulla, negativo Fiv e Felv, emocromo buono. La sua costante diarrea e magrezza ha fatto pensare ad una intolleranza alimentare e quindi alla somministrazione di cibo che potesse ripristinarlo. Dopo 30 giorni di ricovero, Pallino, sta un pochino meglio, ma non può essere rimmesso su strada e soffre terribilmente il gabbione!! E’ prostrato e sfiancato dalla reclusione. Ha un musino triste triste, avrebbe semplicemente bisogno di una casa, qualche carezza e una pappa buona. Se proprio non si trovasse nessuno andrebbe bene anche uno stallo in attesa di una adozione, un luogo dove abbia modo di ripristinare la sua salute e il suo spirito provato dalla solitudine e dal dolore. Pallino è il primo gatto che ricovero in un gattile proprio perché impossibilitata a gestirlo personalmente dal punto di vista economico. Si accontenterebbe veramente di poco, le volontarie che lo seguono provano per lui una gran pena proprio per il suo essersi quasi arreso ad una vita da recluso. Vi prego ancora una volta di aiutarmi nella diffusione di questo appello per una creatura che ha bisogno di essere sfiorato da quell’amore che non credo abbia mai ricevuto. Adottabile a Roma e centro nord Italia con firma modulo adozione e disponibilità a sopralluoghi pre e post adozione. Per info e adozione: 393/1118032 dopo le 18.
Liturgia di oggi 3/04/2011
1Sam 16,1.4.6-7.10-13
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Ef 5,8-14
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».
Parola di Dio
Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Parola del Signore .
Omelia (03-04-2011)
don Alberto Brignoli
E se invece Dio...
È facile, è comodo, ed è pure bello entrare in relazione con un Dio "a nostra immagine e somiglianza". Ovviamente, non mi riferisco a un Dio che possa apparire come una nostra creazione o come una supposizione della nostra mente, ma a un Dio alla cui devozione e riverenza siamo stati educati fin da piccoli. Il Dio dei nostri genitori, della "nostra" catechesi e delle "nostre" esperienze giovanili in parrocchia, per intenderci. Un Dio che è presente laddove lo cerchiamo, in una Chiesa a noi familiare o in un gruppo di amici con cui condividiamo la fede; un Dio che sentiamo vicino perché porge orecchio alle nostre suppliche e preghiere; un Dio che ci immaginiamo raffigurato secondo lo stile "manieristico" di una certa iconografia; un Dio la cui essenza ci risulta ben delineata attraverso le formule del Catechismo imparate a memoria, e via dicendo.
E se invece Dio fosse diverso da come noi ce lo siamo sempre immaginato e da come sempre lo abbiamo pregato?
E se Dio si rivelasse alle vicende umane (e quindi anche alla nostra personale vicenda) in maniera poco convenzionale?
E se Dio per salvarci ci dicesse che lui può benissimo fare a meno di strutture, di norme, di leggi, di schemi, di convenzioni, di formule imparate a memoria?
E se Dio scegliesse di lasciarsi trovare da chi agli occhi dei benpensanti della fede non conta nulla, e si nascondesse allo sguardo scrupoloso, attento e a volte fin troppo devoto di teologi, filosofi e ricercatori?
E se Dio preferisse non sentirsi dire dall'uomo: "Io ti conosco", ma piuttosto: "Io credo in te"?
E se un Dio così, alla fine, fosse molto simile al Dio di Gesù Cristo?
Forse credere non sarebbe più così comodo, facile o bello come pensiamo e sentiamo, ma di certo sarebbe molto più "vero".
Perché vera fede non è quella dei manuali o dei trattati di teodicea: vera fede è quella del Calvario, del Getsemani, di un "Sì, io credo" detto a Dio nell'accettazione spesso anche sofferta della sua rivelazione e della sua volontà.
La Parola di questa domenica è una meravigliosa catechesi sul Credo, e agli albori della storia della Chiesa veniva annunciata ai catecumeni che si preparavano a ricevere il Battesimo nel giro di una ventina di giorni, la notte di Pasqua. Un Credo che è espressione di un cammino di ricerca, iniziato ai bordi di un pozzo di Samaria e culminato a Betania, intorno alla tomba lasciata vuota dal corpo di un amico strappato ai lacci della morte.
Nel bel mezzo ci sta la piscina di Siloe, dove Gesù ci "imbratta" gli occhi con fango e saliva per lavare via la pessima immagine di Dio che l'umanità si è costruita nei secoli.
Già, perché se pensiamo che il Dio d'Israele per il suo popolo scelga un re tra coloro che erano - come Eliàb - alti più di ogni altro uomo "dalla spalla in su", ci sbagliamo di grosso: Dio sceglie il suo Re, il suo Consacrato, tra i piccoli pastori delle disperse greggi dei campi di Betlemme. E ai loro successori annuncerà, qualche secolo dopo, la nascita dell'ultimo e definitivo Re, il Figlio suo Unigenito.
E via di questo passo: Dio non si rivela all'umanità come il castigatore che fa nascere cieco un uomo per via della colpa originale che è in lui o per punire le colpe dei suoi padri, ma si manifesta come il Dio della misericordia, che ha compassione delle nostre miserie, le prende su di sé e le risana.
Dio non si rivela all'uomo nella rigidità dottrinale di una legge che impedisce, in giorno di sabato, di salvare una vita perché c'è un riposo da osservare, ma nella repellente impurità di un po' di fango e saliva gettati sugli occhi di un cieco che non poteva lodare Dio per la Creazione, perché nemmeno sapeva come fosse.
Dio non ascolta le chiacchiere dei capi dei Giudei, dei farisei, e degli illuminati di turno che condizionano la veridicità dei suoi gesti alla conformità alle regole, ma rivolge il suo orecchio alle suppliche del povero, che in maniera confusa grida a lui e che poi, riconoscente, sa proclamare in lui la propria fede.
Dio non ascolta chi, sottoponendolo a uno scrupoloso e inappellabile giudizio, pecca contro di lui, ma rivolge il suo sguardo e chi lo onora e fa la sua volontà, pur senza avere una laurea in teologia morale, in filosofia o in diritto canonico.
Il Dio di Gesù Cristo non ha mai espulso nessuno dalla sinagoga per averlo riconosciuto presente nei gesti e nelle parole di speranza e di salvezza di un rabbino non ufficiale; però sì ha scacciato dal tempio chi lo ha identificato con i torbidi guadagni provenienti dal commercio della fede, spesso giustificati come "volontà di Dio".
Se il Dio di Gesù Cristo si fosse lasciato "inscatolare" dalla legge del sabato che giungeva fino al punto di dichiararlo peccatore per aver salvato una vita, oggi più nessuno potrebbe gioire della splendida luce di una fede viva, pura, senza macchia.
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Ef 5,8-14
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».
Parola di Dio
Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Parola del Signore .
Omelia (03-04-2011)
don Alberto Brignoli
E se invece Dio...
È facile, è comodo, ed è pure bello entrare in relazione con un Dio "a nostra immagine e somiglianza". Ovviamente, non mi riferisco a un Dio che possa apparire come una nostra creazione o come una supposizione della nostra mente, ma a un Dio alla cui devozione e riverenza siamo stati educati fin da piccoli. Il Dio dei nostri genitori, della "nostra" catechesi e delle "nostre" esperienze giovanili in parrocchia, per intenderci. Un Dio che è presente laddove lo cerchiamo, in una Chiesa a noi familiare o in un gruppo di amici con cui condividiamo la fede; un Dio che sentiamo vicino perché porge orecchio alle nostre suppliche e preghiere; un Dio che ci immaginiamo raffigurato secondo lo stile "manieristico" di una certa iconografia; un Dio la cui essenza ci risulta ben delineata attraverso le formule del Catechismo imparate a memoria, e via dicendo.
E se invece Dio fosse diverso da come noi ce lo siamo sempre immaginato e da come sempre lo abbiamo pregato?
E se Dio si rivelasse alle vicende umane (e quindi anche alla nostra personale vicenda) in maniera poco convenzionale?
E se Dio per salvarci ci dicesse che lui può benissimo fare a meno di strutture, di norme, di leggi, di schemi, di convenzioni, di formule imparate a memoria?
E se Dio scegliesse di lasciarsi trovare da chi agli occhi dei benpensanti della fede non conta nulla, e si nascondesse allo sguardo scrupoloso, attento e a volte fin troppo devoto di teologi, filosofi e ricercatori?
E se Dio preferisse non sentirsi dire dall'uomo: "Io ti conosco", ma piuttosto: "Io credo in te"?
E se un Dio così, alla fine, fosse molto simile al Dio di Gesù Cristo?
Forse credere non sarebbe più così comodo, facile o bello come pensiamo e sentiamo, ma di certo sarebbe molto più "vero".
Perché vera fede non è quella dei manuali o dei trattati di teodicea: vera fede è quella del Calvario, del Getsemani, di un "Sì, io credo" detto a Dio nell'accettazione spesso anche sofferta della sua rivelazione e della sua volontà.
La Parola di questa domenica è una meravigliosa catechesi sul Credo, e agli albori della storia della Chiesa veniva annunciata ai catecumeni che si preparavano a ricevere il Battesimo nel giro di una ventina di giorni, la notte di Pasqua. Un Credo che è espressione di un cammino di ricerca, iniziato ai bordi di un pozzo di Samaria e culminato a Betania, intorno alla tomba lasciata vuota dal corpo di un amico strappato ai lacci della morte.
Nel bel mezzo ci sta la piscina di Siloe, dove Gesù ci "imbratta" gli occhi con fango e saliva per lavare via la pessima immagine di Dio che l'umanità si è costruita nei secoli.
Già, perché se pensiamo che il Dio d'Israele per il suo popolo scelga un re tra coloro che erano - come Eliàb - alti più di ogni altro uomo "dalla spalla in su", ci sbagliamo di grosso: Dio sceglie il suo Re, il suo Consacrato, tra i piccoli pastori delle disperse greggi dei campi di Betlemme. E ai loro successori annuncerà, qualche secolo dopo, la nascita dell'ultimo e definitivo Re, il Figlio suo Unigenito.
E via di questo passo: Dio non si rivela all'umanità come il castigatore che fa nascere cieco un uomo per via della colpa originale che è in lui o per punire le colpe dei suoi padri, ma si manifesta come il Dio della misericordia, che ha compassione delle nostre miserie, le prende su di sé e le risana.
Dio non si rivela all'uomo nella rigidità dottrinale di una legge che impedisce, in giorno di sabato, di salvare una vita perché c'è un riposo da osservare, ma nella repellente impurità di un po' di fango e saliva gettati sugli occhi di un cieco che non poteva lodare Dio per la Creazione, perché nemmeno sapeva come fosse.
Dio non ascolta le chiacchiere dei capi dei Giudei, dei farisei, e degli illuminati di turno che condizionano la veridicità dei suoi gesti alla conformità alle regole, ma rivolge il suo orecchio alle suppliche del povero, che in maniera confusa grida a lui e che poi, riconoscente, sa proclamare in lui la propria fede.
Dio non ascolta chi, sottoponendolo a uno scrupoloso e inappellabile giudizio, pecca contro di lui, ma rivolge il suo sguardo e chi lo onora e fa la sua volontà, pur senza avere una laurea in teologia morale, in filosofia o in diritto canonico.
Il Dio di Gesù Cristo non ha mai espulso nessuno dalla sinagoga per averlo riconosciuto presente nei gesti e nelle parole di speranza e di salvezza di un rabbino non ufficiale; però sì ha scacciato dal tempio chi lo ha identificato con i torbidi guadagni provenienti dal commercio della fede, spesso giustificati come "volontà di Dio".
Se il Dio di Gesù Cristo si fosse lasciato "inscatolare" dalla legge del sabato che giungeva fino al punto di dichiararlo peccatore per aver salvato una vita, oggi più nessuno potrebbe gioire della splendida luce di una fede viva, pura, senza macchia.
sabato 2 aprile 2011
Buona serata
Carissimi amici ed internauti , concludo questo giorno augurando a tutti voi una splendida serata ed una buona e santa Domenica nel Signore .
Il pensiero di Padre Pio , ed un pensiero biblico
Il pensiero di
Padre Pio:
Finché dunque sei esule, non ti lamentare di non potere
abbracciare definitivamente il sommo bene.
Pensierino biblico
Un pensierino sapienziale tratto a caso dalla bibbia CEI
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. (Mt 5, 28)
Padre Pio:
Finché dunque sei esule, non ti lamentare di non potere
abbracciare definitivamente il sommo bene.
Pensierino biblico
Un pensierino sapienziale tratto a caso dalla bibbia CEI
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. (Mt 5, 28)
Liturgia di oggi 2/04/2011
Os 6,1-6
Voglio l’amore e non il sacrificio.
Dal libro del profeta Osèa
«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.
Parola di Dio
>
Salmo responsoriale
Sal 50
Voglio l’amore e non il sacrificio.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocàusti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
Nella tua bontà fa’ grazia a Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici legittimi,
l’olocàusto e l’intera oblazione.
Vangelo
Lc 18,9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore
Commento al Vangelo .
Omelia (02-04-2011)
Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora. Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra.
Come vivere questa Parola?
Un gioiello questo invito dalla pagina sacra! Un gioiello incastonato nell'incantevole quadro
della primavera che, anche quando inonda la terra di pioggia, è preziosa nel suo essere e nei suoi doni.
Affrettiamoci - dice il profeta Osea. È un invito pressante di chi sa che la posta in gioco è qualcosa di molto importante, di assolutamente necessario al cammino di chi ha fede. Si tratta di conoscere il Signore. E la conoscenza di lui è qualcosa di estremamente dinamico e non finisce mai. Non può finire. Perché, essendo il Signore l'infinito nel mistero di tre persone talmente amanti da essere un solo mistero di amore infinito, come tu puoi pretendere di esplorarlo fino in fondo? Non c'è fondo per Dio. Ma proprio per questo non c'è pericolo di imbattersi in ciò che è risaputo, ribadito, invecchiato, obsoleto. Quel che ci tiene giovani in cuore sempre, è proprio questo essere sempre alla scoperta della novità di Dio. Se ti concedi alla Sacra Scrittura, all'Eucaristia, a una sana relazionalità non solo con le persone ma con tutto il creato, non solo cresci nella conoscenza di questa realtà ma - se lo fai con cuore puro - cresci nell'intima conoscenza del Signore. Non solo un amico, un'amica, ma quell'extracomunitario, quella persona un po' noiosa, quel barbone e il cane e il gatto e la formica e il filo d'erba: tutto proprio tutto ti farà incontrare Dio.
Signore Gesù, conoscere in senso biblico vuol dire unirsi. Ti prego, attraverso tutti e tutto, dammi di essere in comunione con te.
La voce di una santa
Signore, tu sei la Vita che voglio vivere, la Luce che voglio riflettere, il Cammino che conduce al Padre, l'Amore che voglio amare, la Gioia che voglio condividere e seminare attorno a me. Gesù, Tu sei tutto per me. Ricordamelo: senza di Te non posso nulla.
Madre Teresa di Calcutta
Voglio l’amore e non il sacrificio.
Dal libro del profeta Osèa
«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.
Parola di Dio
>
Salmo responsoriale
Sal 50
Voglio l’amore e non il sacrificio.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocàusti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
Nella tua bontà fa’ grazia a Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici legittimi,
l’olocàusto e l’intera oblazione.
Vangelo
Lc 18,9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore
Commento al Vangelo .
Omelia (02-04-2011)
Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora. Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra.
Come vivere questa Parola?
Un gioiello questo invito dalla pagina sacra! Un gioiello incastonato nell'incantevole quadro
della primavera che, anche quando inonda la terra di pioggia, è preziosa nel suo essere e nei suoi doni.
Affrettiamoci - dice il profeta Osea. È un invito pressante di chi sa che la posta in gioco è qualcosa di molto importante, di assolutamente necessario al cammino di chi ha fede. Si tratta di conoscere il Signore. E la conoscenza di lui è qualcosa di estremamente dinamico e non finisce mai. Non può finire. Perché, essendo il Signore l'infinito nel mistero di tre persone talmente amanti da essere un solo mistero di amore infinito, come tu puoi pretendere di esplorarlo fino in fondo? Non c'è fondo per Dio. Ma proprio per questo non c'è pericolo di imbattersi in ciò che è risaputo, ribadito, invecchiato, obsoleto. Quel che ci tiene giovani in cuore sempre, è proprio questo essere sempre alla scoperta della novità di Dio. Se ti concedi alla Sacra Scrittura, all'Eucaristia, a una sana relazionalità non solo con le persone ma con tutto il creato, non solo cresci nella conoscenza di questa realtà ma - se lo fai con cuore puro - cresci nell'intima conoscenza del Signore. Non solo un amico, un'amica, ma quell'extracomunitario, quella persona un po' noiosa, quel barbone e il cane e il gatto e la formica e il filo d'erba: tutto proprio tutto ti farà incontrare Dio.
Signore Gesù, conoscere in senso biblico vuol dire unirsi. Ti prego, attraverso tutti e tutto, dammi di essere in comunione con te.
La voce di una santa
Signore, tu sei la Vita che voglio vivere, la Luce che voglio riflettere, il Cammino che conduce al Padre, l'Amore che voglio amare, la Gioia che voglio condividere e seminare attorno a me. Gesù, Tu sei tutto per me. Ricordamelo: senza di Te non posso nulla.
Madre Teresa di Calcutta
venerdì 1 aprile 2011
Buona sera e buon fine settimana .
Buonasera carissimi amici ed internauti tutti .
Finalmente e venerdi e tra un pò per tantissimi di voi ci sara un po di riposo, io invece come al solito dovro attendere fino a l'ora di pranzo di domani, ma va bene .
Stasera prima di andarmene a nannina , vorrei esporvi una testimonianza di un grande personaggio degli anni 80 , di cui anche io ero un grande fan .
Spero possa far riflettere e aiutare molti giovani che oggi si impasticcano e ubriacano fregandosene della loro stessa vita e di quella degli altri .
Hulk Hogan, da vagabondo a super eroe .
Mentre spalanca le porte della su strepitosa villa a super Action Hulk Hogan, il re del Wresting, il piu grande lottatore di tutti i tempi , fa una sconvolgende rivelazione, fino a qualche anno fa trascorrevo in giro tutta la notte , ogni sera era per me motivo di festa , mangiavo, ma sopratutto bevevo troppo. E per gonfiare i muscoli ingurgitavo un infinità di farmaci vietati , insomma vivevo come un pazzo che corre verso l'autodistruzione .Poi il dramma mio fratello muore ucciso dalla droga . E la svolta : con lui seppellisco anche il mio vero nome Terry Bollea e divento Hulk Hogan , il super eroe del ring che combatte per il bene . Adesso conduco una vita irreprensibile , bevo soltanto succhi di frutta e mangio verdura e mi sono scolpito bene in testa le 4 regole su cui deve essere basata la mia esistenza : allenarsi duramente, Pregare , assumere tante vitamine e credere in se stessi . Il mitico Hulk hogan, vive in una suntuosa villa in Florida ed e felicemente sposato.
Mentre saluto il nostro inviato gli dice : l'alcool e le droghe ti distruggono. Dillo ai tuoi lettori . io mi sono salvato trasformandomi in Hulk Hogan e oggi sono la persona piu felice del mondo .
Quindi riflettete ragazzi perche la vostra vita vale, non fatevela distruggere dai mostri che si chiamano alcool e droga .
Finalmente e venerdi e tra un pò per tantissimi di voi ci sara un po di riposo, io invece come al solito dovro attendere fino a l'ora di pranzo di domani, ma va bene .
Stasera prima di andarmene a nannina , vorrei esporvi una testimonianza di un grande personaggio degli anni 80 , di cui anche io ero un grande fan .
Spero possa far riflettere e aiutare molti giovani che oggi si impasticcano e ubriacano fregandosene della loro stessa vita e di quella degli altri .
Hulk Hogan, da vagabondo a super eroe .
Mentre spalanca le porte della su strepitosa villa a super Action Hulk Hogan, il re del Wresting, il piu grande lottatore di tutti i tempi , fa una sconvolgende rivelazione, fino a qualche anno fa trascorrevo in giro tutta la notte , ogni sera era per me motivo di festa , mangiavo, ma sopratutto bevevo troppo. E per gonfiare i muscoli ingurgitavo un infinità di farmaci vietati , insomma vivevo come un pazzo che corre verso l'autodistruzione .Poi il dramma mio fratello muore ucciso dalla droga . E la svolta : con lui seppellisco anche il mio vero nome Terry Bollea e divento Hulk Hogan , il super eroe del ring che combatte per il bene . Adesso conduco una vita irreprensibile , bevo soltanto succhi di frutta e mangio verdura e mi sono scolpito bene in testa le 4 regole su cui deve essere basata la mia esistenza : allenarsi duramente, Pregare , assumere tante vitamine e credere in se stessi . Il mitico Hulk hogan, vive in una suntuosa villa in Florida ed e felicemente sposato.
Mentre saluto il nostro inviato gli dice : l'alcool e le droghe ti distruggono. Dillo ai tuoi lettori . io mi sono salvato trasformandomi in Hulk Hogan e oggi sono la persona piu felice del mondo .
Quindi riflettete ragazzi perche la vostra vita vale, non fatevela distruggere dai mostri che si chiamano alcool e droga .
Iscriviti a:
Post (Atom)