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domenica 9 dicembre 2012

Il Natale di Martin

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Il Natale di Martin
(Leone Tolstoj)
In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.
Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.
- Non ho più desiderio di vivere - gli confessò. - Non ho più speranza.
Il vegliardo rispose: "La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi.
Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi."
Martin rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.
All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: - Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.
Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. - Entra disse - vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.
- Che Dio ti benedica!- rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.
- Non è niente - gli disse Martin. - Siediti e prendi un po' di tè.
Riempì due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.
- Stai aspettando qualcuno? - gli chiese il visitatore.
- Ieri sera- rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".
Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo.
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa. - Mangia, mia cara, e riscaldati - le disse.
Mangiando, la donna gli disse chi era: - Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
Martin andò a prendere un vecchio mantello. - Ecco - disse. - È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo.
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. - Che il Signore ti benedica.
- Prendi - disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. - Lascialo andare, nonnina - disse Martin. - Perdonalo, per amor di Cristo.
La vecchia lasciò il ragazzo. - Chiedi perdono alla nonnina - gli ingiunse allora Martin.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: - Te la pagherò io, nonnina.
- Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato - disse la vecchia.
- Oh, nonnina - fece Martin - se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato.
- Sarà anche vero - disse la vecchia - ma stanno diventando terribilmente viziati.
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. - Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada.
La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio: - Martin, non mi riconosci?
- Chi sei? - chiese Martin.
- Sono io - disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.
- Sono io - disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
- Sono io - ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.
decorazione fiocco  di natale 
 
 

 

Lisa

lunedì 3 dicembre 2012

Una potente intercessione


 
Una potente intercessione
(Marianna Iecker Xavier Quimas de Oliveira -  tratto da  Araldi del Vangelo - giugno 2012 )
I coniugi  Gastinelli non potevano nascondere la loro gioia, poiché la giovane sposa avrebbe presto dato alla luce un bambino, il loro primo figlio! Giacomo aveva già raccontato ai suoi colleghi panettieri la buona notizia e anche Mirella l’aveva comunicata alla direttrice della casa di riposo, dove lavorava come cuoca.
Tuttavia, alcune preoccupazioni della vita domestica sembravano offuscare questa contentezza. Siccome erano poveri, l’arrivo di un altro membro nella famiglia significava spese maggiori. Questo argomento cominciò ad occupare l’attenzione di molte conversazioni tra Mirella e lo sposo. La casetta dove abitavano, nelle vicinanze della Chiesa di San Francesco Saverio, era stata presa in affitto da  un proprietario esigente, con scadenze fisse di pagamento,  e la futura madre non essendo nelle condizioni di lavorare in quelle settimane, era preoccupata per quello che sarebbe potuto succedere.
“Giacomo, mancano poche settimane alla scadenza dell’affitto della nostra casa. Il tuo lavoro non rende molto e abbiamo appena il sufficiente perché la nostra dispensa non resti vuota… Bisogna assolutamente trovare una soluzione!”
“Dio provvederà, Mirella! Ringraziamo il cielo, perché ho ancora lavoro. Abbiamo fede! Facciamo una novena a San Francesco Saverio, nostro protettore e sicuramente egli intercederà per noi, presso Dio.”
Egli era un uomo molto pio e pregava insistentemente affinchè la Provvidenza aiutasse la sua piccola famiglia. All’ultimo giorno della novena, di buon mattino, sentirono bussare alla loro porta. Era un uomo che consegnava un ordinativo per Giacomo. Egli aveva la giornata libera e ricevette il pacchetto, cercando il mittente sull’involucro, poiché non aveva ordinato nulla e non sapeva di chi potesse essere. C’era solo il nome “Francesco”. Non c’era, però, il cognome, né la provenienza….
“Bene, Mirella, io non conosco nessun Francesco” – disse Giacomo – “Vediamo cos’è!”
Aprì il pacco e fu con grande sorpresa che scoprirono trattarsi di un bellissimo vaso di porcellana cinese, con dettagli in oro!
“Ecco qui la nostra soluzione! – disse Mirella – Vendiamo questo vaso e avremo il denaro sufficiente per pagare l’affitto di casa! Mio Dio, chi sarà questo sant’uomo che ci ha mandato questo regalo dal Cielo? O meglio dalla Cina?”
“Non ne ho la minima idea, ma realmente deve provenire da un uomo di Dio! Può esser solo per l’intercessione di San Francesco Saverio, l’apostolo dell’Oriente! Andiamo a terminare la nostra novena subito, ringraziando per questo immenso favore!”
Con la vendita del prezioso vaso, i coniugi Gastinelli riuscirono a salvare la piccola casa e a metter via qualcosa, sufficiente per mantenersi fino a quando Mirella poté tornare a lavorare. In onore del santo, il benefattore della famiglia, diedero al figlio il nome di Francesco.
Il piccolo crebbe pio e religioso, come il padre, e molto devoto al suo patrono. Fu battezzato, fece la prima comunione e sposò nella chiesetta del suo tanto amato santo e, per questa ragione non volle mai andarsene da qui luoghi, rimanendo vicino ai suoi buoni genitori che, felici, potevano far visita con frequenza alle nipotine.
Francesco aveva la buona abitudine, tutte le mattine, dopo aver lasciato le sue due figlie a scuola, di passare dalla Chiesa di San Francesco Saverio, prima di andare nella fabbrica di fuochi d’artificio dove lavorava, situata non molto lontano da lì, per recitare una preghiera e offrire a  Dio il lavoro della giornata.
La sua figlia maggiore non poteva che chiamarsi Francesca! Ella era molto attiva e, da quando si svegliava, non smetteva di saltellare ansiosa di andare quanto prima a scuola. Voleva diventare insegnante una volta cresciuta.
Un giorno, mentre usciva col papa e sua sorella più giovane per andare a scuola, con in mano la cartella, urtò contro un vaso di fiori di sua madre, che abbelliva il salotto di casa, il quale si ruppe, ferendole la mano destra. Cominciò a piangere, spaventata nel vedere il proprio sangue. Francesco preoccupato, la portò immediatamente nella farmacia più vicina. Fortunatamente, la ferita non era grave, ma fu sufficiente a far ritardare Francesca alla sua lezione e Francesco, se non avesse corso, avrebbe fatto tardi pure lui.
Egli corse più che poté, timoroso di perdere il lavoro poiché conosceva bene l’intransigenza del capo: per questioni di famiglia sarebbe arrivato in ritardo per la terza volta quel mese. Passando di fronte alla Chiesa di San Francesco, guardò l’orologio e pensò tra sé: “Mancano cinque minuti al mio orario…. Se non passo per la chiesa e corro molto, riesco ad arrivare puntuale!”
Guardò verso la facciata della chiesa e sentì come se San Francesco lo chiamasse. Allora disse: “No, San Francesco non mi farà perdere l’impiego a causa sua…. “. E decise di entrare! Quel giorno la statua del suo amato santo gli sembrava più sorridente che mai. Tuttavia non poteva fermarsi molto: aveva soltanto due minuti! Pregò e uscì in gran carriera.
Non era giunto all’angolo della strada della fabbrica, quando udì una grande esplosione.
In pochi minuti tutto era avvolto dal fuoco e c’era confusione ovunque. Arrivarono i pompieri e presto spensero l’incendio.
Tornata la calma, Francesco seppe esattamente quello che era successo: un incidente nel settore in cui lavorava aveva provocato l’esplosione, ferendo molto dei suoi compagni. Ancora una volta ringraziò la potente intercessione di San Francesco Saverio, poiché se non avesse udito la voce della grazia, in quei pochi minuti sarebbe stato sul posto di lavoro e solo Dio sa quello che gli sarebbe potuto accadere…. La sua buona abitudine di passare sempre la chiesa gli salvò non solo l’impiego, ma forse anche la vita! E questo grazie alla protezione di San Francesco, che accompagnò la sua famiglia addirittura prima della sua nascita e mai li abbandonò.
 
Lisa
 
Immagine: San Francesco Saverio che si festeggia il 3 dicembre

domenica 2 dicembre 2012

Buona Domenica

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Prima Lettura  Ger 33,14-16
Farò germogliare per Davide un germoglio giusto.
 

Dal libro del profeta Geremia
Ecco, verranno giorni - oràcolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda.
In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.
In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.


Salmo Responsoriale  Dal Salmo 24 A te, Signore,
innalzo l'anima mia, in te confido.


Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.
 

Seconda Lettura  1 Ts 3,12-4,2
Il Signore renda saldi e irreprensibili i vostri cuori al momento della venuta di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

 
Canto al Vangelo   Sal 84,8
Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.
 

Vangelo
  Lc 21,25-28,34-36
La vostra liberazione è vicina.
 

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'im­provviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Ve­gliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di com­parire davanti al Figlio dell'uomo».

 
Angoscia, paura, ansia: decisamente, Signore, questo Avvento non comincia all’insegna della tranquillità. Tu evochi per noi le reazioni spontanee di chi si trova davanti a sconvolgimenti e perturbazioni che investono cielo e terra. Ma non lo fai per gettarci nel terrore: vuoi piuttosto aiutarci a leggere quanto avviene nel profondo della storia e a scegliere gli atteggiamenti più saggi. Tu ci chiedi di stare attenti, di tenere gli occhi bene aperti per cogliere i segni e non lasciarci prendere alla sprovvista: la posta in gioco è troppo alta, è un momento decisivo per ognuno di noi. Tu ci domandi di liberarci in modo deciso e senza rimpianti di tutto ciò che appesantisce il nostro andare, di tutto ciò che distrae il nostro cuore, di tutto ciò che offusca la nostra intelligenza. Tu non puoi sopportare che, afferrati dagli affanni, perdiamo di vista quello che conta veramente. Tu ci inviti a vegliare e a pregare perchè il nostro spirito rimanga desto, per non mancare all’appuntamento con il tuo ritorno glorioso. E’ questo, infatti, l’unico modo per trovare la forza necessaria, per mantenersi fedeli nella prova e trovare la pienezza della vita.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Preghiamo
 
Benedetto Dio che si è raccontato, benedetto Dio che è venuto a scuoterci nel torpore mortale
delle nostre abitudini, benedetto Dio che in Gesù si racconta e ci salva.
Ecco allora la necessità di vivere bene questi giorni, senza appesantirci in dissipazioni
(la vita sbrindellata in mille corse quotidiane), in ubriachezze (ciò che intontisce, dalla tivù al possesso) e affanni (se avessi un altro lavoro, se pesassi meno, se fossi...). Vegliamo e preghiamo,
fermiamoci ogni giorno per non essere spazzati via dalla quotidianità, dal dolore,
dall'attesa inutile di ciò che non può salvare, perché possiamo sfuggire a tutto ciò che deve accadere
e comparire davanti al Figlio dell'uomo. Certo Gesù è già nato, e tornerà nella gloria,
ma ora deve nascere in noi, in me, perché la vita è questa ricerca, la vita è questo incontro sereno
e misterioso. Sì, l'Avvento serve a prepararci ad un appuntamento unico, comparire davanti al Signore, perché lui ci sarà, statene certi, ma noi potremmo non esserci, soffocati dall'ansia natalizia,
spazzati via dal delirio quotidiano, sconfitti e rassegnati, infine.
Siateci, ve ne prego, perché fuggire davanti ad un Dio consegnato per amore?
 
 
Buona domenica di Avvento
da Lisa e Loredana
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martedì 27 novembre 2012

Richiesta preghiere urgenti .

Carissimi,
vi chiedo preghiere urgenti per Nicholas, bambino di 4 anni, affetto da tumore alla testa. 
 
PER SOFIA CAROLINA DI 3 ANNI CHE IL 21 DICEMBRE SARA' OPERATA IN AMERICA DAL PROF. GEORGE PICETTI PER UNA GRAVISSIMA MALATTIA OSSEA.SOLO L'OPERAZIONE COSTA 160 MILA EURO. PREGATE ANCHE PER TUTTA LA SUA FAMIGLIA, PER LA MADRE MARTINA, PER IL PAPA' DAVIDE E PER I FRATELLI FEDERICO (18 ANNI) E ANDREA.
 
PREGATE POI PER UN'ALTRA FAMIGLIA: DOMENICA, CINZIA, PAOLA,PIETRO, NELLA, CARMELO. NON FREQUENTANO LA CHIESA E SONO FREQUENTATORI DI MAGHI.
 
UN ABBRACCIO E CHE DIO VI BENEDICA
 
PATRIZIA DI GROSSETO
 

Beata Vergine della Medaglia Miracolosa

Beata Vergine della Medaglia Miracolosa
27 novembre – Festa mariana

Tra tutte le memorie sacre di questa giornata, è particolarmente utile ricordare il dono fatto dalla Madonna all’umile Santa Caterina Labouré, il 27 novembre del 1830. Proprio in quella vigilia di Avvento, le apparve la Vergine, vestita di un abito di seta bianca, che teneva il mondo tra le mani, stringendolo all’altezza del Cuore. L’immagine era racchiusa in una cornice ovale, come se si delineasse il bozzetto di una Medaglia, contornata da una scritta in lettere d’oro:
“O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”, invocazione allora inusuale.
Poi la cornice ruotò su se stessa e apparve la lettera M sormontata da una croce e, sotto, due Cuori: uno circondato dalla corona di spine, l’altro trafitto da una spada. La Vergine chiese alla giovane novizia di far coniare una Medaglia secondo la visione avuta e di diffonderla in tutto il mondo.
La ragazza avrebbe voluto poter trasmettere almeno la spiegazione dei due simboli, ma le fu detto soltanto: «La lettera M e i due Cuori dicono abbastanza!». Parigi era allora devastata da un’epidemia di colera. Dopo qualche resistenza, la Medaglia fu realizzata da un orafo di Parigi e furono tante le guarigioni e le Grazie di conversione che in pochissimi anni fu necessario coniarne milioni di copie.
Il quotidiano La France, nel 1835, già sosteneva che quel piccolo oggetto sacro era diventato «uno dei più grandi segni della Fede, degli ultimi tempi». E quando, nel 1854, Pio IX definirà il dogma dell’Immacolata Concezione, riconoscendo che «era una verità tenacemente custodita nel cuore dei fedeli», potrà fondarsi anche sul fatto che c’erano già almeno dieci milioni di cristiani che ne portavano sul cuore la Medaglia Miracolosa.
A Parigi, al numero civico 140 di Rue Du Bac, c’è un Santuario, nel quale si trova la Cappella della Medaglia Miracolosa: non è molto distante dal Louvre ed è comodamente raggiungibile mediante la metropolitana che ha una delle sue fermate proprio a Rue Du Bac.  
La Cappella della Medaglia Miracolosa attira ogni anno un milione di pellegrini, persone di ogni razza e colore, che vengono qui, nel cuore di Parigi, a cercare una risposta ai loro problemi esistenziali, a chiedere Grazie alla Madre che tutto sa e comprende e con cui ci si può sfogare come soltanto con una madre è possibile fare, nel più assoluto silenzio, in un clima di grande fervore e raccoglimento.
È il mistero di Rue du Bac, un mistero che nasce 182 anni fa, dalle apparizioni della Santa Vergine a una giovane novizia delle Figlie della Carità di SAn Vincenzo de’ Paoli, Caterina Labourè, a cui la Madonna affidò la realizzazione di una Medaglia chiamata “Miracolosa” che, da quasi due secoli ormai, ha conquistato con le sue innumerevoli Grazie e prodigi il mondo intero.
La stessa Caterina Labourè, così racconta la storia delle apparizioni: «Venuta la festa di San Vincenzo (19 luglio 1830) la buona Madre Marta (direttrice delle novizie) ci fece alla vigilia un'istruzione sulla devozione dovuta ai Santi e specialmente sulla devozione alla Madonna. Questo mi accese un gran desiderio di vedere la Santissima Vergine, che andai a letto col pensiero di vedere in quella stessa notte la mia buona Madre Celeste: era tanto tempo che desideravo vederla. Essendoci stato distribuito un pezzettino di tela di una cotta di San Vincenzo, ne tagliai una metà e l'inghiottii. Cosi mi addormentai col pensiero che San Vincenzo mi avrebbe ottenuto la Grazia di vedere la Madonna.
Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré! Suor Labouré”. Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto, tiro la cortina e vedo un Fanciullo vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: “Vieni in cappella; la Madonna ti aspetta”.
Il Fanciullo mi condusse nel presbiterio, dove io mi posi in ginocchio, mentre il Fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. Parendomi il tempo troppo lungo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna. Finalmente giunse il sospirato momento. Il Fanciullino mi avverti, dicendomi: “Ecco la Madonna, eccola!”. Sentii un rumore come il fruscio di vesti di seta venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di San Giuseppe, e vidi la Santissima Vergine che venne a posarsi sui gradini dell'altare dal lato del Vangelo.
Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile… Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiandomi sui gradini dell'altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria... Fu quello il momento più dolce della mia vita…
“Figlia mia -mi disse la Madonna- Dio vuole affidarti una missione. Avrai molto da soffrire, ma soffrirai volentieri, pensando che si tratta della gloria di Dio. Avrai la Grazia; dì tutto quanto in te succede, con semplicità e confidenza. Vedrai certe cose, sarai ispirata nelle tue orazioni, rendine conto a chi é incaricato dell'anima tua...”.
Quanto tempo restassi con la Madonna, non saprei dire: tutto quello che so è che, dopo di avermi lungamente parlato, se ne andò scomparendo come ombra che svanisce, dirigendosi verso la tribuna, per quella parte da cui era venuta. Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più il sonno».
Il 27 Novembre dello stesso anno, alle 17,30, Caterina ha una nuova visione durante la meditazione in cappella: vede come due quadri animati che le passano davanti in dissolvenza incrociata. Nel primo, la Santa Vergine è in piedi su una semisfera (il globo terrestre) e tiene tra le mani un piccolo globo dorato. I piedi di Maria schiacciano un serpente. Nel secondo, dalle sue mani aperte escono raggi di uno splendore abbagliante. Nello stesso tempo Caterina ode una voce, che dice: “Questi raggi sono il simbolo delle Grazie che Maria ottiene per gli uomini”.
Poi un ovale si forma attorno all’apparizione e Caterina vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta, in lettere d’oro: “O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te”.
Subito dopo l’ovale della Medaglia si gira e Caterina ne vede il rovescio: in alto una Croce sormonta la M di Maria, in basso due Cuori, l’uno incoronato di spine, l’altro trapassato da una spada. Caterina ode allora queste parole: “Fai coniare una Medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con Fede riceveranno grandi Grazie”.
Caterina riferisce al suo confessore, il Padre Aladel, la richiesta fatta dalla Madonna circa la Medaglia, ma il Sacerdote reagisce negativamente ed intima alla novizia di non pensare più a queste cose.
Qualche mese più tardi, pronunciati i voti, Suor Caterina Labourè viene inviata al ricovero di Enghien per curare gli anziani. La giovane suora si mette al lavoro, ma una voce interiore l’assilla continuamente: “Si deve far coniare la Medaglia”. Suor Caterina ne riparla al suo confessore.
Intanto nel febbraio del 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti. In giugno le Figlie della Carità cominciano a distribuire le prime 2.000 Medaglie, fatte coniare da Padre Aladel. Le guarigioni si moltiplicano, come le protezioni prodigiose e le conversioni spirituali. Il popolo di Parigi comincia a chiamare la Medaglia “Miracolosa”.
Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 Medaglie. Un anno dopo ne circolavano più di un milione. Nel 1839 la Medaglia veniva diffusa in più di dieci milioni di esemplari, e alla morte di Suor Caterina, nel 1876, si contavano più di un miliardo di Medaglie!

Maria Di Lorenzo

SUPPLICA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA


 
SUPPLICA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA
 
Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.
 
O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.
Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unisono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l'ora tua, o Maria, l'ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l'ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest'ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest'ora sia anche l'ora nostra: l'ora della nostra sincera conversione, e l'ora del pieno esaudimento dei nostri voti.
Tu che hai promesso, proprio in quest'ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi.
Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l'amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti.
Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest'ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch'essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.
Salve Regina 
 

 
Lisa

lunedì 26 novembre 2012

Vangelo di oggi .

Vangelo -




Lc 21,1-4
Vide una vedova povera, che gettava due monetine.







+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore