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domenica 22 luglio 2012

«Quale sarà il segno della tua venuta?


:: PROFEZIE ::
«Quale sarà il segno della tua venuta?»
Un attento esame degli eventi storici non può che portare alla conclusione che, anche nel nostro tempo, "non c'è niente di nuovo sotto il sole". (Eccl. 1:9) Nel XX secolo si sono ripetuti avvenimenti comuni ad altri periodi della storia; anzi, alcune calamità furono molto superiori in altre epoche e sono diminuite notevolmente a partire dal 1914. La storia quindi smentisce decisamente l'opinione dei Testimoni di Geova (TdG) che dal 1914 l'umanità abbia visto intensificarsi, in una misura senza precedenti, le caratteristiche del cosiddetto "segno composito": guerre, terremoti, pestilenze, carestie, ecc. (per i dettagli si vedano queste pagine).
Per i TdG queste affermazioni, pur essendo basate sui fatti, sono inaccettabili: essi insistono continuamente nel ribadire che la nostra epoca, a partire dal 1914, avrebbe visto l'adempimento del cosiddetto "segno degli ultimi giorni". Esprimere dei dubbi in merito è considerato indice di miscredenza. Una scrittura citata frequentemente per etichettare chi non accetta le interpretazioni millenaristiche della Società è il passo di 2 Pietro 3:3,4, ove si legge:
«Soprattutto dovete tener presente una cosa: negli ultimi tempi verranno uomini che non credono a niente e vivono ascoltando le proprie passioni. Verranno e rideranno di voi, dicendo: "Voi dicevate che il Signore doveva tornare, ma dov'è? I nostri padri sono morti, ma tutto rimane come prima, com'era fin dalla creazione del mondo"». (Parola del Signore, LDC, ABU, 1985).
Ma di chi sta parlando l'apostolo? Dall'immediato contesto si comprende che questi increduli (la TNM parla di "schernitori") non credevano nel ritorno del Signore e nel futuro Giorno di Giudizio. Essi additavano come "prova" il fatto che i normali processi fisici, sociali e storici, continuavano a ripetersi sempre uguali, senza che si verificasse nulla di nuovo o di straordinario a indicare che gli eventi avrebbero subito una radicale evoluzione. Le parole di Pietro si potrebbero parafrasare anche in questo modo: "Sono decenni che voi cristiani annunciate il ritorno di Cristo ma questo non si è realizzato. Molti sono invecchiati e morti nella vana attesa di questo ritorno. Noi vediamo che il mondo continua ad andare avanti come è sempre avvenuto. Non c'è nulla che faccia pensare che le cose cambieranno. Voi siete degli illusi". Pietro rammenta che anche prima del Diluvio accadde la stessa cosa: nulla sembrava far presagire la catastrofe, eppure essa avvenne (Vv. 5-7)[1]. Questa miscredenza è comune anche oggi: molti credono che il ritorno di Cristo sia una vana illusione e che questo mondo durerà per sempre. In realtà la Scrittura è chiarissima nell'indicare che il Signore tornerà di nuovo nella sua gloria per giudicare l'umanità. Questo evento tuttavia avverrà in maniera improvvisa ed inaspettata, "come un ladro nella notte", senza che nulla lo faccia presagire. Tutto il discorso escatologico di Gesù ha infatti come tema centrale la necessità di essere costantemente vigilanti e pronti perché la venuta di Cristo sarà improvvisa e, prima che essa si verifichi, nulla sarà dato saperne (Matteo 24: 42-44; 2 Pietro 3:10).

Albrecht Dürer
 Xilografia che illustra i "Cavalieri dell'Apocalisse".

Come si deve intendere allora la domanda che gli apostoli rivolsero a Gesù in merito al "segno della tua venuta e della fine di questo mondo"? (Matteo 24:3) Le guerre, i terremoti, le carestie, le pestilenze, ecc. menzionati da Cristo si devono considerare "il segno" del ritorno di Gesù o si deve attribuire loro un altro significato?
Dato che tutta la storia ha visto il continuo ripetersi di tali calamità, è evidente che la lettura dei capitoli escatologici fatta dai TdG e da tutti i gruppi apocalittici, che legano all'osservazione di fatti fisici le loro aspettative sulla parousia, è contraria alle intenzioni di Cristo e snatura completamente il senso delle sue parole. Ecco a questo proposito un significativo commento al vangelo di Matteo (il grassetto è mio):
«Il verificarsi di alcune catastrofi [...] ha sempre indotto la gente comune a pensare in termini apocalittici, da fine del mondo. A questo fenomeno è associato il sorgere di impostori, quelli che Matteo chiama i "falsi profeti" (vv.11 e 24; cf 7,15), che approfittano del malessere diffuso tra la gente, dello sbandamento generale, per contrabbandare dottrine soterologiche. [...] Matteo parla molto della "fine" (tò telos), in questo brano: lo fa almeno tre volte (vv. 6,13.14). Ma proprio per dire che quegli avvenimenti che noi sogliamo definire "apocalittici" non sono ancora la fine: "Bisogna infatti che avvengano (le guerre, ecc.), ma non è ancora la fine" (v. 6 ) Poi, per dire che solo "chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato" (v, 13) ciò che dà l’idea di una lunga perseveranza, non di una facile illusione. Infine, per dare quella che secondo lui è la chiave dell’escatologia messianica: solo dopo che l’ evangelo sarà annunziato a "tutte le genti", "in tutta la terra abitata", "verrà la fine" (v, 14) La piccola chiesa giudeo-cristiana ha davanti a se (per la prima volta in Matteo) un compito missionario di enormi proporzioni, tale da richiedere tempi estremamente dilazionati per poter essere espletato. Non si può più pensare in termini "apocalittici". A riprova, Matteo utilizza una volta il vocabolo antitetico a telos, ossia arche, "inizio", per significare che "tutto ciò è solo l’inizio delle doglie" (v. 8). "Tutto ciò", vale a dire tutti quegli eventi catastrofici comunemente interpretati come indizi della fine, sono appena un inizio, un germoglio: la prospettiva è rovesciata"[2].
In altre parole, quello che i TdG considerano Il segno, in realtà sarebbe proprio l’opposto: un non-segno. Gesù intendeva dire cioè che guerre, carestie, terremoti, ecc., non avrebbero dovuto essere considerati segni precursori della fine. "Queste cose dovranno accadere...", dice Gesù. "Non siate atterriti" per questi fatti. "Badate che nessuno vi svii", facendo magari leva sul timore connesso a questi eventi, che si sono verificati in ogni epoca. Il "segno" non doveva quindi essere composto da questi fatti visibili che avrebbero sempre accompagnato la storia umana.
È interessante notare che questo è esattamente il modo in cui il primo presidente della Società Torre di Guardia, Charles Taze Russell, interpretò Matteo 24:6-8:
«Così, in breve, Nostro Signore sintetizzò la storia secolare e insegnò ai discepoli a non aspettarsi molto presto la sua seconda venuta e il suo regno glorioso. E in che modo appropriato: certamente la storia del mondo è proprio questa: un susseguirsi di guerre, intrighi, carestie e pestilenze, nient'altro»[3].
Gli studiosi in genere concordano con questo modo di intendere le parole di Cristo che, alla luce del contesto e dei fatti storici, è il più logico e corretto:
«La risposta di Gesù parte dalla seconda domanda, quella riguardante i segni che possono riferirsi alla parousìa, e mira a mettere in guardia i discepoli perché non si lascino ingannare da tutta una serie di eventi che egli elenca loro»[4].
Un altro studioso, B.C. Butler, osserva:
«Matteo XXIV, 5-14 fornisce la chiara anticipazione della storia universale (in riferimento alla domanda relativa alla fine dei tempi). Gesù ammonisce i discepoli a non intendere le catastrofi che si abbatteranno sul mondo come un segno della fine imminente della storia»[5].
Un eminente scrittore avventista, C.H. Maxwell, sostiene che in Matteo 24:6-8 Gesù ammonisce i discepoli di non lasciarsi «confondere da tutta una serie di non-segni». In un capitolo intitolato appunto «I non-segni» egli scrive:
«Il pensiero di Gesù era che disastri e sconfitte e guerre e carestie non sono "segni" della fine prossima, né di Gerusalemme, né del mondo. Tutto ciò, infatti, triste a dirsi, è da sempre familiare al nostro scellerato pianeta»[6].
Ci si potrebbe quindi chiedere quale sia il senso delle parole che troviamo in Matteo 24:32,33:
Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte.
Quali sono "tutte queste cose" che avrebbero dovuto indicare l'imminenza del ritorno di Cristo, il fatto che 'Egli era proprio alle porte'? Se, come abbiamo osservato, non si tratta delle guerre, dei terremoti, delle pestilenze, ecc. — che hanno costantemente afflitto l'umanità —, a cosa si riferiva Gesù con questa parabola?
Leggendo l'immediato contesto, comprendiamo che il Signore stava parlando degli sconvolgimenti cosmici che precederanno la sua parusia. Tali avvenimenti avrebbero indicato ai cristiani vigili nell'attesa che "il tempo era vicino", senza però offrire i margini di tempo per prepararsi alla sua venuta (vv. 29-31):
Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.
Ecco come la Watch Tower commenta questi versetti:
«Cosa riserva il prossimo futuro in quanto al timore? Il timore continuerà ad aumentare o sarà eliminato? Ancora una volta, vediamo cosa disse Gesù agli apostoli. Egli additò qualcosa che avverrà nel prossimo futuro: una grande tribolazione. Queste sono le sue parole:
"Immediatamente dopo la tribolazione di quei giorni il sole sarà oscurato, e la luna non darà la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scrollate. E allora il segno del Figlio dell’uomo apparirà nel cielo, e allora tutte le tribù della terra si percuoteranno con lamenti, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con potenza e gran gloria". — Matteo 24:29, 30.
Quindi possiamo aspettarci che presto inizi la grande tribolazione. Altre profezie bibliche indicano che la prima parte consisterà in una rappresaglia contro la falsa religione a livello mondiale. Poi si avranno i terribili sviluppi appena menzionati, inclusi fenomeni celesti di qualche natura[7]. Quale sarà l’effetto su milioni di persone? Ebbene, consideriamo una narrazione parallela della risposta di Gesù, in cui troviamo più ampi commenti profetici:
"Ci saranno segni nel sole e nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia delle nazioni, che non sapranno come uscirne a causa del muggito del mare e del suo agitarsi, mentre gli uomini verranno meno per il timore e per l’aspettazione delle cose che staranno per venire sulla terra abitata; poiché le potenze dei cieli saranno scrollate". — Luca 21:25, 26.
Ci aspetta questo. Ma non tutti gli esseri umani allora saranno presi da tale timore da venire meno. Al contrario, Gesù disse: "Quando queste cose cominceranno ad avvenire, alzatevi e levate in alto la testa, perché la vostra liberazione si avvicina". — Luca 21:28. Egli rivolse queste parole incoraggianti ai suoi veri seguaci. Anziché venire meno o essere paralizzati dal timore, essi avrebbero avuto ragione di alzare la testa senza timore». — La Torre di Guardia del 15/10/95, pp. 7, 8).
Secondo le stesse parole della Società, questi spaventosi fenomeni celesti saranno l'inequivocabile dimostrazione che il ritorno di Cristo è imminente. Con queste parole Gesù lascia intendere che i segni sarebbero stati seguiti così da vicino dalla sua venuta che ogni precauzione sarebbe stata impossibile. Questo è anche il senso della parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13). Come quando il fico e tutti gli altri alberi mettono le foglie nulla può far rimandare la venuta della nuova stagione, così, quando si manifesteranno questi segni celesti, nulla potrà far allontanare il giudizio di Cristo. Mentre gli increduli saranno colmi di terrore, i fedeli si rallegreranno perché il loro Signore "è alle porte".
A proposito dei "segni" che dovrebbero caratterizzare la fine di questo mondo, notate la seguente descrizione:
 
«Tutto ciò che avviene era predetto; tutto ciò che si vede preannunciato: che le terre divorano le città; i mari portan via le isole; le guerre all'interno ed all'esterno dilaniano i popoli; i regni cozzano contro i regni; la carestia, la peste, o i disastri locali e i numerosi casi di morte devastano un gran numero di paesi; gli umili sono trasformati in grandi ed i grandi in umili; la giustizia si fa rara l'ingiustizia cresce; l'amore delle cose buone si intorpidisce; persino il modo di comportarsi delle stagioni e le leggi dei corpi celesti escon di carreggiata; l'ordine della natura è turbato da presagi funesti e da prodigi: tutte queste cose sono state narrate anticipatamente. Mentre noi le sopportiamo, possiamo leggerle; mentre veniamo a conoscerle, esse si verificano. Il verificarsi di una profezia è, mi sembra, una prova della sua divinità».
Di quale periodo di tempo si sta parlando? Si noti l'accenno al cambiamento delle stagioni... molti non avrebbero esitazioni nel dire che si tratta di una descrizione dei nostri tempi. Invece... è un brano tratto dell'Apologetico di Tertulliano (XX, 2,3 ). Tertulliano visse nel secondo secolo dopo Cristo! Anche nel suo tempo quindi esistevano problemi e calamità che facevano credere ai contemporanei di essere vicini alla fine. La stessa cosa è avvenuta in tante altre epoche della storia umana, compresa la nostra.
Note:
[1] È il caso di notare che Pietro non dice che gli "ultimi giorni" sarebbero stati diversi da qualsiasi altro periodo della storia umana, ma si limita ad osservare che la fine verrà, anche se nulla sembra farla presagire.
[2] Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (VC), 1995; nota al cap. 24 di Matteo.
[3] The Day of Vengeance (1904), p. 566; cliccare qui per visualizzare la pagina originale. La Società Torre di Guardia abbandonò nel 1920 la veduta, scritturalmente corretta, del suo primo presidente. Questo avvenne evidentemente a causa della reazione emotiva scatenata dalla prima guerra mondiale e dagli esiti rovinosi della spagnola. In questo modo la Società incorse proprio nell'errore da cui Gesù mise in guardia all'inizio del discorso escatologico. Cfr. Milioni ora viventi non morranno mai, 1920, pp.17-19.
[4] Commentar über das Evangelium des Matthaüs, Lipsia 1877, p. 458.
[5]The Originality of St. Mattew, 1951, p. 80.
[6] C.H. Maxwell, God Cares, 1985, vol. 2, pp. 20,21.
[7] Si noti che, contrariamente a quanto afferma la Società, Gesù non dice che la tribolazione sarà divisa in varie parti, una prima parte che vedrebbe il giudizio contro la "falsa religione" e una seconda in cui si manifesterebbero i fenomeni celesti. Il Signore dice che i fenomeni cosmici si dovranno verificare "dopo la tribolazione".

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,30-34.
Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.





XVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
San Clemente d'Alessandria (150-circa 215), teologo
Il Pedagogo, I, 9 ; SC 70
“Si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore”
        Salvare è un atto di bontà. “La misericordia del Signore è per ogni essere vivente. Egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge. Ha pietà di quanti accettano la dottrina e di quanti sono zelanti per le sue decisioni” (Sir 18,13s)...

        Chi è in buona salute non ha bisogno del medico, finché sta bene; i malati al contrario ricorrono al suo aiuto. Allo stesso modo, in questa vita, siamo malati a causa dei nostri desideri riprovevoli, delle nostre intemperanze... e altre passioni: abbiamo bisogno di un Salvatore... Noi malati, abbiamo bisogno del Salvatore; smarriti, abbiamo bisogno di chi ci guiderà; ciechi, di chi ci darà la luce; assetati, della sorgente di acqua viva di cui “chi beve non avrà mai più sete” (Gv 4,14). Morti, abbiamo bisogno della vita; gregge, del pastore; bambini, di un maestro: sì, tutta l'umanità ha bisogno di Gesù...

        “Fascerò la pecora ferita e curerò quella malata; ricondurrò all'ovile quella smarrita; le farò pascolare sui monti d'Israele” (Ez 34,16). Questa è la promessa di un buon pastore. Facci pascolare come un gregge, noi piccoli; maestro, dacci con abbondanza il tuo pascolo, che è la giustizia! Sii nostro pastore fino alla santa montagna, fino alla Chiesa che si innalza, domina le nubi e arriva al cielo! “Sarò il loro pastore - egli dice – e sarò accanto a loro” (cf Ez 34)... E ancora: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire”. Ecco perché il Vangelo ce lo mostra affaticato, lui che si spende per noi e promette “di dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28; Gv 4

sabato 21 luglio 2012

Vangelo di oggi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12,14-21.
I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.
Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti,
ordinando loro di non divulgarlo,
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:
Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti.
Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce.
La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le genti.

“Non contenderà, né griderà”
        Nostro Signore non è stato paragonato a un leone quando è stato condotto alla morte... Come un agnello, una pecora, restava in silenzio mentre veniva condotto alla Passione e alla morte: “Era come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” nella sua umiliazione (Is 53,7)...

        In piedi davanti al giudice che lo interroga, lui, il Maestro e dottore di ogni sapienza, non risponde..., affinché si compia la parola: “Era come agnello condotto al macello” (Is 53,7). Lo guidano, lo conducono da un luogo all'altro, lo portano da un posto all'altro, trascinandolo da un giudice all'altro come se fosse muto. Davanti ad Anna, tace (Gv 18,13); finché questi non lo scongiura, non parla. Interrogato da Pilato, resta in silenzio; e finché non sente la domanda: “Sei tu il re dei Giudei?” (Gv 18,33)... non risponde. Allora l'hanno condotto da Erode che lo ha interrogato per vedere e sentire dalla sua bocca cose straordinarie e per tentarlo (Lc 23,8s): anche lì, è rimasto in silenzio, non ha gridato, non ha risposto al suo interlocutore. Lo vedevano come uno che non sa niente, uno senza senno che non ha risposte. I suoi nemici hanno pensato quanto hanno voluto, ma lui non ha perso l'innocenza dell'agnello

venerdì 20 luglio 2012

Solo per oggi

SOLO PER OGGI – Papa Giovanni XXIII

Solo per oggi
cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta.
Solo per oggi
avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi,
non criticherò nessuno, non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.
Solo per oggi
sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi
mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri.
Solo per oggi
dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio,
ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo,  così il silenzio e l’ascolto sono necessari alla vita dell’anima.
Solo per oggi,
compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
Solo per oggi
mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò.
E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.
Solo per oggi
saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l’esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.
Solo per oggi
non avrò timori.
In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello
e di credere nell’Amore.
Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

Vangelo di oggi



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12,1-8.
In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.
Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato».
Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?
O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa?
Ora io vi dico che qui c'è qualcosa più grande del tempio.
Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.
Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».

Meditazione .


 

Venerdì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
L'epistola detta di Barnaba (circa 130)
§ 15-16
“C'è qualcosa più grande del tempio”
        A proposito del sabato, è scritto: “Noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare” (Is 1,13). Considerate questa parola. “Non sono i sabati attuali che mi piacciono, ma quello che ho fatto io, quando, terminato l'universo, farò sorgere un ottavo giorno, che sarà l'alba di un mondo nuovo”. Ecco perché celebriamo nella gioia l'ottavo giorno, quando Gesù è risuscitato dai morti, si è manifestato, poi è salito al cielo.

        A proposito del Tempio, ricorderò l'errore di quei poveretti che, col pretesto che era la casa di Dio, hanno messo la loro speranza in un edificio piuttosto che in Dio che li ha creati... Vediamo se esiste ancora un tempio per Dio. Sì, ce n'è uno ed è là dove lui stesso afferma di costruirlo e ornarlo. Poiché sta scritto: “Alla fine della settimana avverrà che un tempio sarà ricostruito, con magnificenza, al nome del Signore” (cf Tb 14,5). Posso constatare dunque che quel tempio esiste. Ma come costruirlo al nome del Signore? Ascoltate. Prima che avessimo la fede, il nostro cuore era dimora fragile e caduca, simile in verità a un tempio costruito da mano d'uomo. Era pieno di culti di idoli, serviva da rifugio ai demoni, tanto le nostre attività erano contro i disegni divini.

        Ma “sarà costruito al nome del Signore”. Vigilate che questo tempio sia costruito “con magnificenza”. Come? Ricevendo il perdono dei peccati, e riponendo la speranza nel suo nome, diventiamo uomini nuovi, ricreati come al principio. Allora Dio abita veramente nei nostri cuori, che formano la sua dimora.

giovedì 19 luglio 2012

Vangelo di oggi

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".

mercoledì 18 luglio 2012

Ricordiamoci anche di lei nelle nostre preghiere

 
Vi prego, pregate per Rosa già operata 2 anni al seno e, ieri è stato diagnosticato un tumore maligno in testa. Le sue figlie sono disperate.
Rina