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martedì 7 febbraio 2012

Buon pomeriggio

Un bicchiere di latte



Un giorno, un povero ragazzo che vendeva della merce di porta a porta per pagarsi la scuola, si ritrovò con un solo decimo di dollaro ed aveva fame. Egli allora decise che avrebbe chiesto un pasto alla prossima abitazione. Egli però, quando le aprì la porta una graziosa giovane donna, si innervosì. Invece di un pasto le domandò un bicchiere di acqua.

Ella pensò che il ragazzo avesse fame e perciò gli portò un grosso bicchiere di latte. Egli lo bevve lentamente e poi domandò: ‘Quanto ti devo?’

‘Non mi devi nulla’ ella rispose. ‘Mia mamma ci ha insegnato a non farci mai pagare per un favore’. Egli disse : ‘Allora ti ringrazio di tutto cuore’. Come Howard Kelly lasciò quella casa, egli non solo si sentì fisicamente più forte, ma anche la sua fiducia in Dio e nell’uomo era forte. Egli era stato pronto a smettere e ad abbandonare.

Anni dopo quella giovane donna si ammalò in maniera critica. I medici locali erano frustrati. Essi alla fine la mandarono nella grande città, dove chiamarono degli specialisti per studiare la sua rara malattia. Il dottor Howard Kelly fu chiamato per la consultazione. Quando egli sentì il nome della città da cui proveniva la ragazza, una strana luce riempì i suoi occhi. Immediatamente si levò e scese giù nella sala dell’ospedale verso la sua stanza. Vestito nei suoi abiti da medico egli andò a vederla. La riconobbe subito. Egli tornò alla stanza della consultazione determinato a fare del suo meglio per salvarle la vita. Da quel giorno egli diede una speciale attenzione al caso.

Dopo una lunga lotta, la battaglia fu vinta. Il dottor Kelly richiese all’ufficio commerciale di passargli la fattura per l’approvazione. La guardò, e poi scrisse qualcosa sul margine e la fattura fu mandata nella stanza della ragazza. Ella temeva di aprirla, perché era sicura che ci sarebbe voluto il resto della sua vita per pagarla appieno. Finalmente ella guardò, e qualcosa colpì la sua attenzione a lato della fattura.

Ella lesse queste parole ….

‘Pagato appieno con un bicchiere di latte’.

(Firmato) Dr. Howard Kelly.

Lacrime di gioia riempirono i suoi occhi mentre il suo felice cuore pregava: ‘Ti ringrazio, Dio, che il tuo amore si è sparso attraverso i cuori e le mani degli uomini’


Come dice l’apostolo Paolo: "E non ci scoraggiamo nel far il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. Così dunque, secondo che ne abbiamo l’opportunità, facciam del bene a tutti; ma specialmente a quelli della famiglia dei credenti" (Galati 6:9-10).

Buongiorno

7/02/2012

Buongiorno internauti, anche oggi fa veramente parecchio freddo , ma speriamo che non rinevichi .
Auguro a tutti voi una buona giornata e che la benedizione di Dio anche oggi sia su di noi .


Vangelo



Mc 7,1-13
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.





Vangelo del giorno .


+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Parola del Signore



07 febbraio 2012
Il Santo del giorno

San Riccardo Re degli Inglesi
i santi di oggi ...


Pensierino biblico
Un pensierino sapienziale tratto a caso dalla bibbia CEI
Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. (Lc 9, 26)

lunedì 6 febbraio 2012

Buon pomeriggio

Rieccoci qua amici internauti , anche oggi con temperature da brivido e il bianco tutto attorno .
Che il Signore ci sostenga anche oggi e ci sorregga con la sua potente mano .




Vangelo del giorno



Mc 6,53-56
Quanti lo toccavano venivano salvati.








+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Parola del Signore



Le tre sorelle
(Gianni Capotorto)
C'erano una volta, e ci sono ancora, tre sorelle.
La prima stava sempre in chiesa a pregare. Per tutti. Perché, diceva, le preghiere non sono mai abbastanza.
In parrocchia era onnipresente; lei curava il catechismo e l'animazione liturgica. Se avesse potuto, forse avrebbe anche celebrato.
Sapeva trasmettere agli altri la sua incrollabile fiducia in Dio e nella sua bontà.
Non era mai triste o preoccupata. Sapeva che Lui avrebbe aggiustato ogni cosa.
La seconda invece era sempre in movimento. Aiutava gli altri, instancabile. Dovunque qualcuno soffriva lei era sempre lì per soccorrerlo. Aveva imparato a curare molte malattie. Ma spesso era la sua sola presenza operosa a guarire.
Anche lei andava in chiesa, ma si fermava solo per poco.
C'era tanto da fare e non voleva sottrarre tempo ai suoi poveri. Sentiva che quello era il suo modo per glorificare Dio, ponendosi al servizio delle creature più bisognose. E poi, comunque c'era sempre sua sorella a pregare per tutti.
La più piccola si chiamava Speranza. A volte si fermava con Fede a pregare, altre volte aiutava Carità nel suo giro. Ma spesso era triste e, di nascosto, piangeva.
Le sue sorelle servivano continuamente Dio. L'una con le preghiere, l'altra con le opere. Lei invece si sentiva inutile. Non aveva un ruolo preciso e credeva di non poter amare come loro.
Quel giorno davanti al portone della chiesa era seduto un uomo che piangeva, disperato.
Passò Fede e cercò di consolare la sua pena parlandogli della bontà divina. L'uomo entrò in chiesa e pregò a lungo insieme a lei. Ne usci rincuorato, ma in fondo al suo cuore la sua pena non era svanita.
Non aveva più niente, nessuno da amare. Si sentiva inutile.
Camminò a lungo, senza una meta, chiedendo a Dio di guidare i suoi stanchi passi, di mostrargli lo scopo della sua vita. Cadde stremato dalla fatica e dalla fame.
Passò Carità e lo raccolse, offrendogli un pasto caldo ed un posto per dormire.
Si addormentò subito, finalmente su un letto vero.
In sogno vide un sentiero ripido, tortuoso che portava verso la cima di un monte. Non riusciva a vederla, ma sentiva che emanava una forte luce, come se il sole si fosse divertito a nascondersi dietro al monte. Tanti cercavano di percorrere il sentiero, ma solo pochi si spingevano fino alla cima. Alcuni si fermavano a metà strada, incerti se proseguire. Erano pieni di lividi per le tante cadute e spesso, sconsolati, si volgevano indietro.
Ai piedi del monte c'era Fede che indicava la cima ad alcune persone assorte in preghiera. Chiedevano la forza per salire.
L'uomo comprese chi c'era su quel monte.
Era seduto sul bordo della strada, chiedendosi se continuare quella scalata apparentemente impossibile.
Attorno a lui c'era tanta gente che piangeva e si lamentava. Alcuni erano a terra, ormai esausti, pieni di lividi, incapaci di proseguire il cammino. E Carità era accanto a loro per curare le loro membra stanche.
L'uomo si guardò intorno. Sul sentiero adesso c'era solo un vecchio barcollante, incapace di stare in piedi. C'era anche una bambina che cercava di sorreggerlo, di aiutarlo. Piangeva perché il peso era troppo grande per lei.
Il suo compito era portarlo fino in cima. Si disperava, impotente.
L'uomo vide il suo sforzo sovrumano e provò ammirazione per quella bimba così testarda. Istintivamente si alzò e corse per aiutarla.
Afferrò il vecchio sottobraccio e subito i suoi muscoli si gonfiarono per lo sforzo. Sembrava troppo pesante anche per lui, ma non si arrese.
Per la prima volta nella sua vita era felice di poter essere utile a qualcuno.
Riprovò a spingere, aiutato dalla piccola, e finalmente il vecchio si mosse. Lentamente cominciarono a salire. Passo dopo passo il peso sembrava diminuire. Quando raggiunsero la cima, l'uomo ormai esausto, si pose a sedere.
Il vecchio si voltò verso di lui, come per ringraziarlo. Aveva il suo stesso volto, consumato dagli anni e dalla disperazione. L'uomo provò un brivido di terrore, vedendosi come in uno specchio distorto.
Comprese subito l'arcano messaggio. Quel peso immane era la sua vita senza senso, i suoi peccati.
La bambina gli fece un cenno e scese di nuovo. La seguì; non era più stanco. Al mattino la piccola Speranza svegliò l'uomo col suo dolce sorriso. Lui la riconobbe subito e la prese per mano. Anche lei aveva fatto quel sogno. Non si sentiva più inutile. Aveva capito.
Le sue sorelle indicavano la meta, aiutando chi si perdeva per strada.
Ma solo lei poteva salire. Insieme, mano nella mano, andarono a cercare il senso delle loro vite. Ai piedi del monte c'era tanta gente che aspettava e solo lei, solo loro potevano aiutarli ad arrivare in cima. E loro sapevano chi c'era su quel monte.

domenica 5 febbraio 2012

Buon pomeriggio .

5/02/2012


Buon pomeriggio amici ed internauti tutti .
Anche oggi il tempo sembra non migliorare anzi ci da di brutto , comunque cerchiamo di adeuguarci .
Oggi e domenica giorno dedicato al Signore , anche se a dire la verita non gli dovremmo riservare solo la domenica, ma ogni nostro giorno su questa terra .
Che anche oggi la benedizione dell' Onnipotente scenda su tutti noi e sopratutto sui malati .




V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde



Gesù passa tra noi e ci guarisce. Ci ha rigenerati e guariti con la grazia del battesimo e ci rinnova ogni giorno con la sua misericordia.
Siamo dei salvati, ma lo siamo per essere segno del Cristo presso i nostri fratelli e le nostre sorelle.
La suocera di Pietro dà ad ognuno di noi l’esempio di chi, guarito dal Cristo, sceglie di servire.
Le folle cercano Gesù attirate da ciò che egli dice e dai segni che opera. È la carità che le richiama e la carità è certamente il segno più luminoso e distintivo di ogni comunità cristiana.
Ma per essere davvero testimoni e annunciatori del Cristo occorre ancorare la propria vita nella preghiera e nella contemplazione: Gesù si ritira a pregare solo in un luogo deserto e indica la strada maestra che dobbiamo seguire se vogliamo essere suoi veri discepoli.

Antifona d'ingresso
Venite, adoriamo il Signore,
prostrati davanti a lui che ci ha fatti;
egli è il Signore nostro Dio. (Sal 95,6-7)

Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
O Dio, che nel tuo amore di Padre
ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini
e li unisci alla Pasqua del tuo Figlio,
rendici puri e forti nelle prove,
perché sull’esempio di Cristo
impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore,
illuminati dalla speranza che ci salva.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...



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Prima lettura



Gb 7,1-4.6-7
Notti di affanno mi sono state assegnate.





Dal libro di Giobbe

Giobbe parlò e disse:
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio



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Salmo responsoriale



Sal 146





Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.



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Seconda lettura



1Cor 9,16-19.22-23
Guai a me se non annuncio il Vangelo.





Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Parola di Dio



Canto al Vangelo (Mt 8,17)
Alleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.
Alleluia.



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Vangelo



Mc 1,29-39
Guarì molti che erano affetti da varie malattie.








+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore





Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, presentiamo a Dio le sofferenze dell'umanità intera. La nostra comunità si renda interprete del grido che si innalza da ogni parte della terra e chiede salvezza e sollievo per ogni uomo che è nel dolore.
Preghiamo insieme e diciamo: Guarisci il nostro cuore, o Signore!

1. Per la Chiesa di Dio: sappia denunciare con coraggio le violenze e le situazioni di sofferenza dell'umanità, ed essere segno di speranza per tutti gli innocenti e le vittime del male, preghiamo.
2. Per coloro che per professione o per scelta di volontariato sono vicini a chi soffre: facciano loro lo stile di vicinanza e solidarietà del Signore Gesù, preghiamo.
3. Per tutti gli uomini, e per gli organismi internazionali: si trovino concordi nel combattere con ogni mezzo le cause profonde della povertà, delle violenze, degli odi e delle discriminazioni, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana: sia disponibile a sostenere le fatiche e i dolori degli anziani e dei malati, con una vicinanza sia spirituale che materiale, preghiamo.

Signore, tu ti sei fatto uomo e hai preso su di te le nostre infermità. Sii il nostro sostegno e la nostra forza nel momento del dolore e rendici sensibili alle sofferenze di tanti nostri fratelli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.





Preghiera sulle offerte
Il pane e il vino che hai creato, Signore,
a sostegno della nostra debolezza,
diventino per noi sacramento di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi verso i figli degli uomini;
egli sazia il desiderio dell’assetato
e ricolma di beni l’affamato. (Sal 107,8-9)

Oppure:
Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. (Mt 5,5-6)

Oppure:
Gli portavano i malati e Gesù li guariva. (cf. Mc 1,34)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.



Omelia (05-02-2012)
don Maurizio Prandi
Liberi per servire

La liturgia della Parola di Dio che abbiamo ascoltato apparentemente segna una discontinuità con quanto domenica scorsa abbiamo sottolineato. In realtà non è così e il libro di Giobbe è la prima traccia importante: abbiamo ascoltato una parola umana, fortemente umana. Una parola senza un filo di speranza (C. Doglio) anche se, visto che è diretta a Dio, la speranza che ci sia qualcuno che ascolti c'è.
Il libro di Giobbe sviluppa un tema fondamentale, quello della relazione con Dio, lo stesso che abbiamo introdotto domenica scorsa: non la malattia, ma la relazione con Dio è al centro del libro di Giobbe, che, colpito negli interessi, negli affetti e nel fisico, chiede a Dio il perché di tutto quello che gli capita! Giobbe ricerca il senso della vita nella relazione con Dio. Ricordo che il professore di Sacra Scrittura ci disse proprio questo: l'autore del libro di Giobbe è prima di tutto un teologo, vuole fare un discorso su Dio; è un uomo profondamente e concretamente religioso, con esperienze interiori forti, determinate, e queste esperienze cerca di trasmettere ai lettori. E' molto colto, sa tantissime cose, ma non scrive per fare sfoggio della sua cultura, semplicemente cerca di far partecipe il lettore di un cammino di fede. Se volete, possiamo riassumere così l'insegnamento che ci viene da questo libro della Bibbia così importante: è necessario passare da una conoscenza di Dio "per sentito dire", ad una esperienza personale, ad una relazione personale. Prima ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono dice Giobbe verso la fine del libro; ma che cosa vuol dire? Vedere Dio per l'autore del libro significa incontrarlo personalmente, creare una relazione da persona a persona e tutto questo è molto ma molto diverso dall'avere semplicemente tante nozioni su Dio. Dunque l'invito alla relazione, al rapporto personale, ancora una volta.

Gesù è la risposta di Dio alla domanda dell'uomo, al desiderio di relazione dell'uomo. Una risposta che mi persuade perché è una risposta "difficile", che non risolve con un colpo di bacchetta magica, che cambia la malattia in salute rimediando a tutti i problemi, no. E' una risposta che chiede di fare un percorso perché la risposta di Dio è una risposta di condivisione del cammino dell'uomo: Gesù entra come medico ma accetta la Croce (C. Doglio). Credo che il miracolo raccontato nel brano di vangelo di oggi ci dica tutto questo: il miracolo non è qualcosa di fine a se stesso, ma apre al cammino del servizio, della disponibilità: la febbre la lasciò ed ella li serviva.
I primi versetti del brano di oggi li trovo impregnati dal desiderio di relazione che Dio ha in Gesù, un desiderio urgente, infatti il termine "subito" è ripetuto due volte nel giro di pochissimo. Dalla sinagoga si spostano nella casa, un luogo dove l'intimità, lo stare insieme è sicuramente favorito e anche lo specificare i nomi (Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni?) rimanda alla relazione personale, al chiamare "per nome" appunto. Ma non solo? subito parlano a Gesù della suocera di Simone, di una persona malata, che necessita il suo aiuto: è una forma di preghiera, una preghiera di intercessione e importantissimo per me sempre è quel prendere per mano quel toccare, che è un sintomo di accoglienza, di vicinanza, di amore. Ecco che per Gesù la relazione implica il contatto, la fisicità. Non esiste una relazione "distaccata". Anche simbolicamente questo miracolo è molto importante perché introduce il tema della risurrezione: il verbo tradotto con "era a letto" in realtà bisognerebbe tradurlo con giaceva (un verbo che dice la staticità, l'immobilità, il blocco, la "morte") e quel verbo la sollevò, che nel corso del vangelo di Marco assumerà un importanza sempre più grande fino a significare la risurrezione di Gesù.
Dicevo prima che il miracolo è per il servizio; aggiungo qualcosa che leggevo in un commentario e che mi è piaciuto molto: il verbo servire (diakoneo) è lo stesso che esprimerà il servizio del dare la vita da parte di Gesù. Questo, che per tanti è il primo miracolo di Gesù nel vangelo di Marco, ci dice che questa donna, della quale poi non si parlerà più, da subito è entrata nella logica che guida la vita e le scelte di Gesù: il dono della vita! L'incontro, la relazione avviene così: Dio in Gesù ci visita, guarisce la nostra vita e ci rende "liberi per servire". Non è per essere acclamato che Gesù fa un miracolo, non è per essere riconosciuto come Dio: è perché l'uomo non resti chiuso ma si apra ai fratelli in una relazione gratuita e continuata (il verbo è all'imperfetto) di servizio.

Gesù si trova di fronte una strana assemblea; mi piace che Marco voglia dare questo taglio liturgico proprio con il verbo "riunire". Sottolineo qui, con l'aiuto di un commento ascoltato da don Giovanni Nicolini, alcune cose che mi paiono belle: l'evangelista specifica che siamo di sera, il sabato è terminato e l'impedimento "legalistico" ad andare da Gesù non c'è più; la circostanza della sera e della notte serve ad accentuare la percezione di una storia ferita, affaticata e bisognosa di una luce nuova. E' molto bello anche il fatto che Marco specifichi che vengono portati al Signore "tutti i malati e gli indemoniati", e che più avanti si dica che "tutta la città era riunita davanti alla porta", come dire che il male è presente in ogni persona, e tutti hanno bisogno di essere salvati! Ripeto ancora l'importanza del termine che dice "l'essere riuniti", perché è un termine liturgico per descrivere l'assemblea che, convocata intorno a Gesù è visitata dal suo potere di bene. Godiamo infine di un ultimo particolare: quello della porta che credo molto significativo, dice qualcosa di più che la semplice porta di casa del Signore, ma ci indica forse Lui stesso come "porta" della salvezza di tutti noi.

sabato 4 febbraio 2012

Buona Giornata

Oggi 4/02/2012

Buongiorno e buon Sabato amici internauti , che anche oggi la benedizione di Dio sia su tutti noi .
Anche oggi e una giornata freddina , speriamo perlomeno che non nevichi anche oggi .

04 febbraio 2012
Il Santo del giorno

Santa Giovanna di Valois Regina di Francia, religiosa

Pensierino biblico
Un pensierino sapienziale tratto a caso dalla bibbia CEI
Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. (1Tes 5, 14)

venerdì 3 febbraio 2012

Buon pomeriggio .

oggi : 3/02/2012/

Buon pomeriggio a tutti gli internauti .
E un po che non passo di qua , ma quest'anno cercherò di essere più presente sul mio blog .
Innanzi tutto lodiamo Il Signore per questa giornata anche se ce la neve e non dimentichiamoci mai che Dio e Amore e che lui non ci abbandona mai , quindi nelle difficoltà e nei problemi di ogni giorno andiamo davanti alla croce hai piedi di Gesù .
Noi uomini purtroppo abbiamo il vizio di dimenticare infretta , e di non ricordarci di ciò che altre volte Dio e intervenuto per noi e ci a soccorsi , perche se lo terremmo bene in mente nell'ora della prova invece di scioglierci come neve al sole , saremmo più forti e rinvigoriti nella fede e nessun ostacolo sarebbe troppo grande da superare .
Ricordiamoci siamo forti e portiamo in alto il Nome del nostro Dio e di suo figlio Gesù , facciamo vedere a tutti che non solo i figli delle tenebre lavorano compatti , ma che anche noi figli della luce siamo uniti e compatti nella fede in Gesù .
Certo questa maledetta crisi la sentiamo tutti e so per certo che gli anni che verranno saranno ancora più duri , ma se avremmo fede e resteremo tutti aggrappati a Gesù ce la faremo .
Un grande abbraccio a tutti e che Dio ci benedica tutti .
Pierpaolo .

domenica 4 settembre 2011

Storia: Giorgio Perlasca



L’infanzia e la giovinezza
Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Dopo qualche mese, per motivi di lavoro del padre Carlo, la famiglia si trasferisce a Maserà in provincia di Padova.
Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo, in particolar modo alla versione dannunziana e nazionalista. Tanto che per sostenere le idee di D’Annunzio litiga pesantemente con un suo professore che aveva condannato l’impresa di Fiume, e per questo motivo è espulso per un anno da tutte le scuole del Regno.

Gli anni Trenta
Coerentemente con le sue idee, parte come volontario prima per l’Africa Orientale e poi per la Spagna, dove combatte in un reggimento di artiglieria al fianco del generale Franco.
Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l’alleanza con la Germania contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette perciò di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista.

Gli anni di Budapest
Scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato come incaricato d’affari con lo status di diplomatico nei paesi dell’Est per comprare carne per l’Esercito italiano.
L’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) lo coglie a Budapest: sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici.
Quando i tedeschi prendono il potere (metà ottobre 1944) affidano il governo alle Croci Frecciate, i nazisti ungheresi, che iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le deportazioni verso i cittadini di religione ebraica.
Si prospetta il trasferimento degli internati diplomatici in Germania. Approfittando di un permesso a Budapest per visita medica Perlasca fugge.
Si nasconde prima presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola, e in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con Sanz Briz, l'Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.
A fine novembre Sanz Briz deve lasciare Budapest e l’Ungheria per non riconoscere de jure il governo filo nazista di Szalasi che chiede lo spostamento della sede diplomatica da Budapest a Sopron, vicino al confine con l’Austria.
Il giorno dopo, il Ministero degli Interni ordina di sgomberare le case protette perché é venuto a conoscenza della partenza di Sanz Briz.
È qui che Giorgio Perlasca prende la sua decisione: “Sospendete tutto! State sbagliando! Sanz Briz si è recato a Berna per comunicare più facilmente con Madrid. La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza”.
E’ creduto e le operazioni di rastrellamento vengono sospese.
Il giorno dopo su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.

Dicembre 1944 – Gennaio 1945: i 45 giorni di Jorge Perlasca
Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l’Ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile “impostura” che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio.
Li tutela dalle incursioni delle Croci Frecciate, si reca con Raoul Wallenberg, l’incaricato personale del Re di Svezia, alla stazione per cercare di recuperare i protetti, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorità tedesche di occupazione, rilascia salvacondotti che recitano “parenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile, Lei resterà qui sotto la protezione del governo spagnolo”.
Li rilascia utilizzando una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita (di antica origine spagnola, cacciati alcune centinaia di anni addietro dalla Regina Isabella la Cattolica) sparsi nel mondo.
La legge Rivera è dunque la base legale dell’intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.

La Shoah in Ungheria
Sino alla Prima Guerra Mondiale gli ebrei si sentivano ed erano pienamente integrati (nel 1910 erano 911.227 il 4,3% della popolazione della Grande Ungheria) con un volontario processo di "magiarizzazione" in tutti i campi. Questa fedeltà alla nazione e fervente patriottismo ottenne in cambio un'attenzione particolare nel reprimere ogni atteggiamento antisemita. Questo rapporto di amicizia con il popolo ungherese iniziò ad incrinarsi subito dopo la sconfitta del 1918. L'Ungheria con il Trattato di Trianon dovette cedere oltre i due terzi del suo territorio e circa 14 milioni di abitanti. In tale atmosfera maturarono una serie di movimenti ultranazionalistici il cui scopo principale fu quello di trovare un colpevole a cui attribuire le responsabilità di tale situazione. Il capro espiatorio fu trovato negli Ebrei. Venne introdotto nel 1920 il "Numerus clausus", stabilendo che la percentuale degli ebrei ammessi a frequentare le scuole superiori e le università non potesse superare il 6% del totale degli iscritti. Negli anni '30 vi fu un sostanziale avvicinamento con la Germania nazista e nel triennio 1938-41 furono promulgate tre leggi razziali sul modello delle leggi di Norimberga. La politica verso gli Ebrei si caratterizzò da accelerazioni e rallentamenti determinati innanzitutto dagli interessi della politica ungherese che li usava come merce di scambio per ottenere "favori" da Hitler. L'Ungheria, dopo aver recuperato la quasi totalità dei territori perduti con il Trattato di Trianon, esauriva il desiderio di collaborare pienamente con i Tedeschi e di fare alla Germania ulteriori concessioni sulla "questione ebraica". Ma quando nel giugno 1941 l'Ungheria entrò in guerra alleata alla Germania, le condizioni degli Ebrei peggiorarono notevolmente. I cittadini ebrei dai 22 anni in avanti dovettero prestare servizio nei "Battaglioni di lavoro" in abiti civili e un collare al braccio che li identificasse come ebrei. Peggiorando le sorti della guerra, l'Ungheria tentò di riprendersi una autonomia consumando la rottura totale nel settembre 1943 quando riconobbe la legittimità del governo italiano di Badoglio ma soprattutto quando prese posizione in difesa degli Ebrei. A quel punto l'unica soluzione valida per la Germania fu quella di rovesciare il governo ungherese e l'operazione "Margarethe I" fu il nome in codice scelto per l'occupazione del Paese (12 marzo 1944) e il 22 venne nominato un governo gradito ai Tedeschi. In quei giorni Eichmann e i suoi più fidati collaboratori arrivarono in Ungheria e il 28 aprile partirono i primi convogli: in meno di tre mesi Eichmann riuscì a deportare oltre 300.000 persone verso i campi di sterminio. Il 6 giugno lo sbarco in Normandia degli Alleati apriva un nuovo fronte di guerra: Horthy, il Reggente, sempre più preoccupato chiese il ritiro delle truppe tedesche senza risultato. Il 28 agosto l'Armata rossa raggiungeva la Transilvania minacciando direttamente l'Ungheria. Horthy tentò di trattare una pace separata. L'11 ottobre accettava le condizioni imposte dai Russi e il 15 annunciò l'armistizio alla radio. I nazisti ungheresi, le croci frecciate, spalleggiati dai tedeschi, occuparono la sede della radio annunciando che Horthy era stato deposto incitando la popolazione ungherese a continuare la lotta a fianco dei Tedeschi. A Budapest si trovavano tra i 150.000 e i 160.000 Ebrei ed altrettanti sopravvivevano ancora nel resto dell'Ungheria utilizzati nei "Battaglioni di lavoro". Il 17 Eichmann tornava a Budapest per riprendere l'opera lasciata interrotta pochi mesi prima. Il 21 squadre di nylas iniziavano a rastrellare casa per casa gli Ebrei di Budapest. Molti vennero impegnati in lavori disumani in città, altri organizzati in 70 "Battaglioni di lavoro" e mandati in Germania, a piedi, oltre 200 chilometri in 7 giorni, al freddo e senza cibo. Chi non resisteva veniva ucciso. Altri inviati nei campi di sterminio, altri uccisi e gettati nel Danubio, altri concentrati nel Ghetto a morire di stenti. Alla liberazione dei 786.555 ebrei ungheresi (censimento del 1941) solo 200.000 sopravvissero

Il ritorno a casa
Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia.
Da eroe solitario diventa un “uomo qualunque”: conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.

Gli anni Ottanta: la scoperta di un uomo Giusto
Grazie ad alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, che attraverso il giornale della comunità ebraica di Budapest ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate, la vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio.
Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto. Non certo per protagonismo, ma proprio perché ritiene necessario rivolgersi alle giovani generazioni affinché tali follie non abbiano mai più a ripetersi.

Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un’unica frase: “Giusto tra le Nazioni”, in ebraico.
(Prese dal Sito Giorgioperlasca.it)